Dopo il caso delle treccine blu, impedito l’ingresso a scuola a due ragazzi con i jeans strappati

martedì 17 settembre 14:36 - di Monica Pucci

Il ragazzino ha deciso di tagliare le sue treccine blu, raccogliendo l’invito della preside della scuola di Scampia che gli aveva impedito l’ingresso in aula a causa del suo look poco ortodosso. La vicenda, chiusa con soddisfazione reciproca e le scuse del minorenne alla preside, si trascina però a causa delle polemiche sollevate dall’associazione Gay Center, che si sente in dovere di prendere le parti del giovane studente, probabilmente ipotizzando in quel look stravagante un orientamento di genere tutto da dimostrare. «Le immagini di Lino che a 13 anni si è dovuto tagliare i capelli per andare a scuola sono un atto violento e senza giustificazione, i ragazzi devono crescere in un ambiente accogliente ed essere liberi di esprimersi, cercando la propria identità e senza alcuna imposizione. Portare le treccine non è nulla di scandaloso e lo fanno anche molti adulti uomini e donne che lavorano, quindi la tesi della preside è del tutto strumentale e discriminatoria, come quella di definire un ragazzo ignorante in base all’aspetto», dichiara Fabrizio Marrazzo, portavoce Gay Center.

Intanto, però, sempre nella stessa scuola, la Alpi-Levi di Scampia, a Napoli, altri due ragazzini sono stati lasciati fuori dalla classe dalla preside Rosalba Rotondo perché indossavano dei jeans strappati. A raccontare cos’è successo è stata la mamma dei due ragazzi lasciati fuori dalla scuola. «Questa volta non sono treccine blu, ma semplici jeans a far sì che la preside Rotondo si arroghi il diritto di lasciare in sala professori i miei figli per l’intera durata delle attività didattiche, precludendogli il diritto allo studio», ha raccontato Mary Bevar su Facebook, documentando il tutto con foto e video.  

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