Giurano i sottosegretari. Da Conte il solito pistolotto senza nerbo e senza politica

16 Set 2019 12:59 - di Valerio Falerni

Con il rito del giuramento dei 42 sottosegretari, consumato nella sala delle Repubbliche Marinare di Palazzo Chigi, Giuseppe Conte detto bis ha  piazzato anche l’ultimo tassello del suo governo. Il puzzle giallo-rosso ora è completo. Il premier, ormai sempre più acclamato salvatore della patria dagli stessi che per 14 mesi lo hanno accusato di essere il burattino di Salvini, ai loro il nemico pubblico numero 1, non si è lasciato sfuggire l’occasione per impartire la propria (laica, per carità!) benedizione sotto forma di pistolotto tutto «cuore», «impegno» e «fedeltà alla Costituzione».

Con le 42 nuove poltrone completato il governo

«Abbiamo una grande responsabilità – ha infatti scandito Giuseppe Conte detto bis nel corso della cerimonia -. Siamo qui per un ufficio pubblico, dobbiamo farlo con disciplina e onore come ci impone e prescrive la Costituzione. Al di là della forma costituzionale, che sarà la nostra stella polare, noi ci metteremo tanto cuore, tanta passione e tanto impegno». Parole scontate, prive di qualsivoglia nerbo politico. Avrebbe potuto pronunciarle chiunque in qualsiasi occasione, compreso il giuramento delle reclute all’epoca in cui vigeva ancora la naja obbligatoria per tutti gli italiani maschi maggiorenni, eccetto i figli unici di madre vedova. Ma Giuseppe Conte detto bis ci tiene molto a tenere lucidata la propria immagine, in verità appannatissima, di uomo della società civile e solo di passaggio nei Palazzi del potere.

Il trasformista Conte: «Curate i rapporti con i parlamentari»

In realtà, è un piccolo Tayllerand di provincia, per altro privo del lucido cinismo del diplomatico francese cui riuscì di servire la Francia sotto i Borbone e sotto Napoleone. A lui, molto modestamente, è toccato fare la spola tra Salvini e Renzi con destinazione… se stesso. È il capo di una masnada di trasformisti a Cinquestelle (e speriamo che gli eredi di Agostino Depretis, che di tale triste genìa fu inventore e beneficiario, non ci querelino) che avrebbero ingurgitato più facilmente la cicuta che il ritorno alle urne. Non stupisce quindi l’appello ai suoi neo-sottosegretari di «curare con la massima attenzione il rapporto con le forze politiche che sono rappresentante in Parlamento». A Giuseppe Conte detto bis non  difetta certo l’occhio lungo. Il Parlamento è a volte arena e molto più spesso palude. Nella prima emergono i leader, nella seconda prosperano i camaleonti. E tutto lascia pensare che, di colori, il premier ne cambierà parecchi.

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