È morto Silvio Novembre, il maresciallo braccio destro dell’avvocato Ambrosoli

28 Set 2019 15:40 - di Giovanni Pasero

È morto questa notte a Milano Silvio Novembre, il maresciallo della Guardia di Finanza primo collaboratore di Giorgio Ambrosoli ai tempi del Banco Ambrosiano. Aveva 85 anni.

«Onestà, professionalità, affidabilità e fedeltà alle Istituzioni. Silvio Novembre rappresenta un esempio, forse l’esempio, per tutti i finanzieri. Alla famiglia vanno le nostre più sincere condoglianze». È il commento del Sialf, il sindacato italiano dei lavoratori finanzieri. Il 7 dicembre 2014 Silvio Novembre fu insignito dell’Ambrogino d’oro da parte  del Comune di Milano.

Silvio Novembre e l’Ambrogino d’oro nel 2014

«Maresciallo della Guardia di Finanza, ha indagato per conto della Procura della Repubblica di Milano sul fallimento della Banca Privata Italiana – si legge nelle motivazioni – Con abnegazione ed altissima competenza tecnica, ha collaborato con il commissario liquidatore, avv. Giorgio Ambrosoli, standogli vicino ben oltre gli stretti obblighi di servizio. Ha contribuito poi, con i commissari liquidatori del Banco Ambrosiano, alla tutela degli interessi collettivi. Fondatore del circolo Società Civile, ha diffuso in città e nelle scuole il valore della legalità, dell’integrità e della lotta alla corruzione. Milano onora in Silvio Novembre un esempio di servizio generoso e instancabile alle istituzioni».

“Io e Ambrosoli insieme eravamo una moltiplicazione”

Intervistato da Carlo Bonini di Repubblica, nel 2014, il maresciallo Novembre ricordò in questi termini la figura dell’amico avvocato. «lo e Giorgio avevamo sei mesi di differenza di età. Lo uccisero la notte prima del mio compleanno, che è il 12 luglio, e che dal 1979 ho smesso per questo di festeggiare. La notte dell’11 persi lui, il mio amico. E l’11 dicembre di quello stesso anno persi per un tumore mia moglie. Assunta…».

«Durante l’inchiesta – raccontò Novembre a Repubblica – tentarono di trasferirmi due volte. E la seconda volta ci volle l’impegno di Giorgio e quello del pubblico ministero Guido Viola per farmi restare dov’ero». Il maresciallo della Finanza rammentò così del sodalizio: «Messi insieme, non eravamo una somma ma una moltiplicazione. Senza di lui, io valevo un quarto, non la metà. E lo stesso lui senza di me. Giorgio ci metteva la grande competenza tecnica, la capacità di analisi. Io, la forza dei miei quarant’anni. La voglia di buttare giù i muri. Sempre».

 

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