Diabolik, l’ultrà Gaudenzi non risponde al gip. Cantone: nelle curve pura criminalità

mercoledì 4 settembre 14:21 - di Redazione
L'ultrà Fabio Gaudenzi nei frame del video in cui sostiene di sapere chi c'è dietro l'omicidio di Fabrizio Piscitelli "Diabolik"

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Fabio Gaudenzi, l’ultrà arrestato per possesso di armi da guerra poco dopo aver postato su Youtube due video in cui afferma, tra l’altro, di sapere chi è il mandante dell’omicidio del capo ultrà della Lazio Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik“, ucciso con un colpo alla nuca da uno sconosciuto mentre si trovava su una panchina nel Parco degli Acquedotti a Roma.
Gaudenzi, assistito dal legale di fiducia, l’avvocato Veronica Paturzo, ha scelto di non rispondere alle domande del gip di Tivoli che ne ha convalidato l’arresto disponendo la custodia cautelare in carcere in regime di isolamento.
Quando i poliziotti sono entrati nella sua casa a Le Rughe, allertati da un vicino che aveva sentito dei colpi d’arma da fuoco, hanno trovato un revolver 357 e una mitraglietta.

E sulla vicenda di Gaudenzi e “Diabolik” interviene, con un’intervista al Mattino, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone: «Non so che cosa ci sia dietro l’omicidio di Fabrizio Piscitelli ”Diabolik”, né le dichiarazioni rese dall’altro ultrà laziale Fabio Gaudenzi, suo amico e braccio destro di Massimo Carminati. Questo lo accerterà l’autorità giudiziaria. Posso dire però che tutto questo contesto è l’ennesima riprova di come nelle curve degli stadi italiani si inneschino meccanismi di pura criminalità organizzata».«Un fenomeno ormai trasversale – aggiunge Cantone – che investe l’Italia da nord a sud e che salda gli interessi ”sportivi” con quelli criminali».

«Certo, malgrado si tratti in qualche modo di un allarme segnalato da tempo – sottolinea il presidente dell’Autorità anticorruzione – La presenza di soggetti criminali all’interno delle curve non è un dato che emerge oggi, lo si sapeva da tanto. Chi sono oggi i titolari di questo potere criminale? Soggetti che utilizzano le curve degli stadi sostanzialmente per raggiungere due obiettivi: affiliare e reclutare nuove leve, da un lato; e dall’altro compiere vere e proprie attività criminali, a cominciare dallo spaccio di droga. Gli ingranaggi di reclutamento servono insomma a rafforzare il senso di appartenenza, oltre a garantire un fondamentale strumento di consenso».
«Chi è oggi il capo ultrà? – si chiede Cantone – Un soggetto, per l’appunto, che recluta, fidelizza e cerca di ottenere tra i suoi sempre maggiore consenso: quello che gli servirà, poi, a concludere piccoli e grandi affari illeciti. Il potere che detiene è significativo giacché egli si accredita presso le società sportive e le squadre, per poi poter gestire piccoli e grandi poteri: dal mercato dei gadgets o dei tagliandi d’ingresso allo stadio per finire agli accrediti in occasione degli allenamenti dei calciatori; fino alla gestione delle piazze dello spaccio. Insomma il leader ultrà diventa il gestore principale di un significativo giro di affari sporchi».

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