Decapitati o crocifissi: in Arabia Saudita 134 esecuzioni dall’inizio dell’anno

lunedì 16 settembre 18:56 - di Penelope Corrado

Nei primi otto mesi del 2019 l’Arabia Saudita ha giustiziato 134 persone, sei delle quali erano ancora bambini quando sono stati arrestati. Le cifre scioccanti, sono state fornite al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, dove è in corso la 42ma sessione sui diritti umani. Il rapporto è stato presentato in occasione di un evento organizzato dall’organizzazione per i diritti umani, The Death Penalty Project.

Nel 2018, il regno saudita ha eseguito 149 condanne a morte. Almeno altre 24 persone, tra cui tre bambini, sono a rischio imminente, secondo il rapporto. La condanna a morte di minori di 18 anni è illegale ai sensi del diritto internazionale. I metodi brutali di uccisione in Arabia Saudita includono la decapitazione e la crocifissione, con alcuni cadaveri mutilati di alcune vittime che vengono lasciati in mostra per lunghi periodi di tempo piuttosto che seppelliti con dignità.

Dati che arrivano nonostante l’impegno del principe ereditario Mohammed bin Salman a ridurre l’uso della pena di morte. In un’intervista con Time Magazine il principe saudita si è infatti impegnato a ridurre il ricorso alla pena di morte.

Secondo il report consegnato all’Onu, che ha documentato un’esecuzione di massa nell’aprile di quest’anno in cui 37 uomini sono stati messi a morte in pubblico, l’Arabia Saudita sta violando i diritti umani e sta compiendo “esecuzioni illegali e arbitrarie”.

“In Arabia Saudita condannati 58 stranieri in quanto sciiti”

Due dei condannati erano adolescenti Abdulkareem al-Hawaj e Mujtaba al-Sweikat, che avevano appena 16 e 17 anni al momento del loro arresto.
Al-Hawaj è stato arrestato per aver partecipato a una protesta antigovernativa quando aveva 16 anni ed è stato condannato per essere un “terrorista”.
Fu decapitato insieme ad altri 36 uomini.

Al-Sweikat è stato anche arrestato per aver partecipato a una protesta antigovernativa e torturato per aver confessato “crimini contro lo stato”, secondo le organizzazioni benefiche per i diritti umani. Almeno 58 dei morti quest’anno erano cittadini stranieri accusati di diffondere l’Islam sciita, che è un crimine nello stato arabo sunnita. Bin Salman ha parlato dell’anno scorso dei tassi di pena di morte sauditi e si è impegnato a “ridurlo alla grande”

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