Conte bis, anche Bersani fa il tifo per l’accordo. Ma Calenda avverte: forze incompatibili

domenica 1 settembre 12:37 - di Andrea Migliavacca

È difficile comprendere come il Movimento Cinque Stelle, già alleato di Governo con la Lega, possa oggi affrontare un programma in comune col Partito Democratico, dopo tutto ciò che si sono reciprocamente detti, anche con riferimento alla parziale esecuzione del famigerato “contratto”.

Per farlo, si potrebbe ricorrere ad un principio della chimica: il  legame covalente polare. Fenomeno secondo il quale per formare una molecola, due diversi atomi (come potrebbero definirsi le due entità politiche) si legano a causa del loro diverso valore di elettronegatività. Il principio che funziona naturalmente nella chimica, però, difficilmente può essere spiegato in politica, considerato che le diversità dovrebbero allontanare, più che unire. I più anziani, privati dei freni inibitori, come spesso si sente di questi giorni, hanno paragonato il partito dalle cinque stelle ad “un coperchio buono per tutte le pentole”, ricordando un vecchio detto popolare.

A prescindere dall’indagine su come si sia giunti ad un tale inatteso epilogo, è (quasi) certo, che si comporrà il Governo giallo-rosso, a prescindere dal siparietto al quale tutti (compresi i rispettivi elettori) sono stati costretti ad assistere. I due partiti, infatti, hanno offerto segnali inequivocabili di intesa, sin dalle elezioni europee e, con maggior evidenza, attraverso la nomina dei vertici delle istituzioni europee (il Presidente del Parlamento e quello della Commissione). Il copione, che li vede baccagliare, è stato studiato con dovizia, per convincere la base dell’uno e dell’altro circa la necessità, l’opportunità o la convenienza di una tale coesione.

La metafora è l’habitat naturale nel quale si muove a proprio agio Pier Luigi Bersani, il quale – spesso criptico nelle sue disamine – si è confrontato con l’ex Ministro delle attività produttive, Carlo Calenda, sul palco della Festa del Fatto Quotidiano, moderato dal suo direttore, il giornalista Peter Gomez, al Parco della Versiliana.

Bersani, sebbene si sia allontanato dal Partito Democratico, plaude all’imminente accordo di quest’ultimo col Movimento di Beppe Grillo. Auspica l’azzeramento di alcune misure del programma giallo-verde. Ha, infatti, aspramente avversato la pace fiscale, di cui la Lega si è fatta promotrice, dimenticando che la voluntary disclosure (da qualificarsi, al pari della prima, quale “condono”) – concepita e attuata dal Partito Democratico – è servita anch’essa a fare cassa, muovendo ingenti capitali sommersi; in quel caso, però, a beneficiarne sono stati in prevalenza cittadini benestanti (quelli che hanno occultato al fisco ricchezze detenute all’estero), seppure, ad onor vero, con la rottamazione si è agevolato più di qualche furbetto.

Le ragioni opposte da Carlo Calenda, invece, sono parse meglio argomentate; con spirito critico, ha evidenziato come i punti di divergenza – al momento accantonati – risultano essere superiori e ben più pesanti di quelli di sintesi. Posizione comprensibile, considerata l’annunciata volontà di abbandonare il partito.

Il confronto, tuttavia, non ha dipanato il groviglio, il quale pare si risolverà a breve, per come hanno lasciato intendere i recenti passaggi al Colle.

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