Rischiamo un altro Ponte Morandi. Nelle intercettazioni: “Non facciamo i controlli”

venerdì 13 settembre 17:41 - di Penelope Corrado

Spuntano intercettazioni clamorose nell’inchiesta che ha preso il via dal crollo del ponte Morandi e che questa mattina ha portato all’arresto di 9 tra dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia s.p.a. e Spea Engineering s.p.a. L’inchiesta rivela nuove gravi omissioni per altri viadotti e per altre strade.

Dopo Ponte Morandi non è cambiato niente

L’attività scaturisce dall’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi del 14 agosto 2018, nell’ambito della quale sono emersi numerosi elementi indiziari in ordine ad una presunta attività di falso, relativa alle relazioni concernenti le condizioni e le criticità di ulteriori viadotti autostradali, per le quali la Procura di Genova ha aperto un nuovo procedimento penale. I  presunti falsi report riguardano i viadotti Pecetti della A26, in Liguria (nel comune di Mele) e il Paolillo, piccolo ponte che sovrasta l’omonimo torrente, sull’A16 Napoli-Canosa a Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trapani).

“Non c’è etica, controlli superficiali”

Andrea Indovino, tra i 9 destinatari delle misure cautelari in carcere emesse dal Gip del Tribunale di Genova Angela Maria Nutini, qualche dubbio sulla stabilità di un viadotto, la esprime, soprattutto quando – si legge nell’ordinanza – si trova a redigere la relazione. È convinto che non vi siano le condizioni per autorizzare il T.E. (trasporto eccezionale) e manifesta le proprie perplessità apertamente sin da quando gli viene assegnato il compito di redigere la relazione. Il giudice scrive come, dopo la tragedia del ponte Morandi, lo stesso aggiunge che «Non è possibile una superficialità così spinta dopo il 14 agosto, cioè – dice al telefono con la responsabile della sorveglianza del’Utsa di Genova – vuol dire che la gente coinvolta non ha capito veramente un ca..o» «ma proprio eticamente», peraltro concludendo, «però, che prima di dire no secco, perché poi – dice ancora Indovino al telefono – alla fine ti chiedono nuovamente il perché… prima di dire no secco mi sembra corretto esplorare tutte le possibilità in modo razionale» e dunque – sottolinea il Gip – non rinunciando, nonostante le premesse, a soddisfare le richieste che sono state formulate in relazione ad un cliente tanto importante».

“Quel viadotto andrebbe chiuso, ma non si può…”

Nelle intercettazioni tra gli arrestati ci sono conversazioni come questa. «Più andiamo oltre e più rosicchiamo i margini di sicurezza… quindi… non ci possiamo più permettere di avere aleatorietà… soprattutto perché siamo tutti consapevoli che nessuno ha fatto la tac a quel viadotto…». E ancora: «È un viadotto che ha delle problematiche… alcune sono manifestate… noi lo abbiamo preso in conto… ma ce ne saranno delle altre…». Così Andrea Indovino, addetto all’ufficio Controlli Strutturali di Spea Engineering, al telefono con la responsabile della sorveglianza dell’Utsa di Genova in una intercettazione riportata nell’ordinanza del Gip Angela Maria Nutini. E ancora, aggiunge che «Ferretti (Torricelli Lucio, responsabile della Direzione Opere d’arte di Spea Engineering, ndr) gli ha detto di rimandare tutto al mittente (Autostrade) e che non l’hanno fatto – scrive il giudice – solo perché il mittente che c’è dietro è «pesante. Io gli ho fatto presente – dice Indovino – Guarda che dietro c’ho un mittente pesante…».

 

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