Caso Fadil, j’accuse di Marina Berlusconi: «Certa politica avvelena la democrazia»

giovedì 5 settembre 12:58 - di Sveva Ferri

«La cultura dell’allusione e della calunnia intossica la vita democratica del nostro Paese». Marina Berlusconi interviene sul caso mediatico montato intorno alla morte di Iman Fadil, la ragazza testimone dei “processi Ruby”, della quale si disse che era stata avvelenata e che ora si scopre essere stata vittima di una terribile malattia, la aplasia midollare. Nel processo Ruby, Berlusconi ha avuto un’assoluzione piena ma, ricostruisce la figlia del leader azzurro, in questi mesi il padre è stato additato come «il protagonista occulto» di questa vicenda di presunto avvelenamento. E, fa notare la presidente di Fininvest, «da 25 anni una delle vittime principali, se non la principale, di questi meccanismi avvelenati» è proprio il padre.

Sul caso Fadil superato ogni limite

Dunque, i meccanismi messi in piedi intorno alla tragica morte di Fadil non sono nuovi. Ma nel suo intervento, affidato a una lunga lettera al Corriere della Sera, Marina Berlusconi sottolinea che quello a cui si è assistito negli ultimi mesi è «andato ben oltre». «Stavolta – afferma – c’era di mezzo la morte di un essere umano, di una ragazza dalla vita complicata che ha fatto una fine atroce. Di fronte alla quale non si sarebbe dovuto provare altro che rispetto e umana pietà. E invece il suo dramma è stato vergognosamente usato con una spregiudicatezza e un disprezzo della verità dei fatti che fanno rabbrividire». E che, viene sottolineato, «intossicano la vita democratica del nostro Paese».

Quella inarrestabile macchina del fango

«Qualcuno – si chiede ancora Marina Berlusconi – farà mai mea culpa per questi metodi da sciacalli?». E ancora: «L’ideologia acceca sì, ma – afferma – qualunque persona sana di mente farebbe fatica a immaginare un killer assoldato ad Arcore che gira per Milano con nella valigetta sostanze capaci di annientare mezza città e tutto questo per eliminare una ragazza indifesa». Tuttavia, è successo lo stesso. «Qui scatta il consueto, perverso meccanismo, l’escamotage infallibile che consente di lanciare, nascondendo la mano, le calunnie più inverosimili», scrive la primogenita dell’ex premier, riportando i ragionamenti, le suggestioni di questi mesi sul padre e definendoli «l’indecente campionario di fango che ci sentiamo sciorinare da decenni, con il pretesto di una sorta di responsabilità morale tanto assurda che neppure i tribunali staliniani credo avrebbero mai avuto il coraggio di sostenere». Marina Berlusconi, quindi, ricorda che è stato evocato anche il delitto Matteotti. «Ma ci rendiamo conto della grottesca enormità?», commenta.

«Faccio fatica a essere ottimista»

«Faccio fatica ad essere ottimista, e ne faccio ancora di più se guardo a quel che il Paese si appresta a vivere. Non mi pare di cogliere – continua Marina Berlusconi – grandi sintomi di guarigione, anzi tutt’altro, da questa cultura dell’insinuare, del calunniare nascondendosi dietro un condizionale, dello sporcare in nome dei sacri principi. È una cultura malata che certa politica, certa ideologia istigano e cavalcano». Ma, sottolinea la figlia di Silvio Berlusconi, quel che è ancora «più grave» è che si tratti di «una cultura che mina alle fondamenta valori come garantismo, giustizia, verità, valori su cui poggia ogni vera democrazia».

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