Berlusconi indagato a Firenze per le stragi del ’93 scarica Dell’Utri: non risponderà ai pm

mercoledì 25 Settembre 14:29 - di Redazione
Silvio Berlusconi

Il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, risulta indagato nel procedimento aperto dalla Procura di Firenze sulle stragi mafiose del 1993.
La notizia è emersa a Palermo dopo che i legali di Marcello Dell’Utri, imputato nel processo d’appello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, hanno depositato alla Corte d’Assise d’appello, che celebra il dibattimento, la certificazione da cui risulta che l’ex-premier è indagato a Firenze.
Una mossa, quella della difesa che aveva citato a deporre Berlusconi, che gli consentirà di non rispondere.
La certificazione da cui emerge che Berlusconi è indagato per le stragi mafiose del 1993 è stata depositata questa mattina presso la cancelleria della seconda sezione della Corte d’assise d’appello di Palermo, che sta celebrando il processo d’appello sulla trattativa Stato-mafia.
Nei giorni scorsi i legali di Berlusconi Nicolo’ Ghedini e Franco Coppi si sono recati alla Corte d’Assise d’Appello.

Dalla Procura di Firenze spiegano che è un atto dovuto. Ma i familiari e i legali di Marcello Dell’Utri la vedono in un’altra maniera. E non mancano di sottolineare la loro «sorpresa, rabbia, incredulità. E una grandissima amarezza» dopo la decisione degli avvocati di Berlusconi di depositare una memoria con l’evidenza dell’iscrizione sul registro degli indagati a Firenze dell’ex-premier per le stragi del ’93. Una circostanza, quella dell’iscrizione, che sottintende alla decisione degli avvocati di Berlusconi di non far deporre il Cavaliere al processo sulla Trattativa Stato-Mafia.
Sia i legali di Dell’Utri, sia la famiglia, sia tutte le persone che sono state, e sono vicine all’ex-senatore di Forza Italia scarcerato solo a seguito delle gravissime condizioni di salute, contavano sulla deposizione di Berlusconi che sarebbe stata fondamentale sulle presunte minacce della mafia allo stesso ex-premier.
Miranda Dell’Utri , moglie dell’ex-senatore di Forza Italia, affida all’Adnkronos solo poche parole: «E’ meglio che non parlo, meglio che non dico quello che penso. Ricordo solo che la testimonianza di Berlusconi era stata ritenuta decisiva persino dalla Corte di Assise d’Appello di Palermo. Qui c’è la vita di Marcello in gioco…».

La Procura fiorentina, guidata dal procuratore Giuseppe Creazzo, ha riaperto le indagini diversi mesi fa dopo aver ricevuto da Palermo le intercettazioni del colloqui in carcere del boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano, effettuate sempre nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.
«A seguito della trasmissione delle intercettazioni», spiegano le stesse fonti del palazzo di giustizia di Firenze, «come atto dovuto vi è stata una riapertura delle indagini», già archiviate, a carico di Berlusconi, come mandante delle stragi mafiose.
Le fonti della procura fiorentina precisano, inoltre, che la nuova iscrizione dell’ex presidente del Consiglio nel registro degli indagati è avvenuta «al solo scopo di fare le dovute verifiche che ancora non sono concluse».

Le intercettazioni che hanno determinato la nuova indagine a carico del leader di Forza Italia sono quelle in cui il capomafia di Brancaccio Giuseppe Graviano diceva al suo compagno di detenzione, nell’aprile 2016, spezzoni di frasi come queste: «Novantadue già voleva scendere… e voleva tutto». E ancora: «Berlusca… mi ha chiesto questa cortesia… (…) Ero convinto che Berlusconi vinceva le elezioni … in Sicilia … In mezzo la strada era Berlusca… lui voleva scendere… però in quel periodo c’erano i vecchi… lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa…».

Sette attentati in 11 mesi, 10 morti, 95 feriti e danni enormi al patrimonio artistico e religioso. Quella avviata da Cosa Nostra con l’attentato di via Fauro, a Roma, e proseguita con le autobombe di Firenze, Milano e della Capitale, fu una stagione stragista «senza precedenti nella storia repubblicana», disse il pm della Dna Gabriele Chelazzi, scomparso nel 2017, che col procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna e alcuni sostituti fiorentini ha indagato sulle autobombe del ’93.

La stagione delle autobombe del ’93, inaugurata con l’attentato romano di via Fauro, il 14 maggio, con 24 feriti – si ritiene che il probabile obiettivo fosse Maurizio Costanzo per le sue posizioni pubbliche espresse contro la mafia  – e che comprende anche un fallito attentato allo Stadio Olimpico di Roma, nell’autunno del 1993, ed un altro, pure questo andato a vuoto, al pentito Totuccio Contorno, poco dopo.

La notte tra il 27 e il 28 luglio del 1993, l’Italia venne travolta dagli attentati di Roma e di Milano. Cinque morti in via Palestro, nel centro di Milano, e i feriti di Roma, dove vennero profanate l’Arcibasilica Lateranense e l’antica chiesa di S. Giorgio in Velabro.

Attentati compiuti dopo due mesi dall’autobomba di via dei Georgofili, a Firenze, la notte del 27 maggio: 5 morti, 37 feriti, danni incalcolabili al patrimonio degli Uffizi.

E’ la terza volta che si apre questo filone di accertamenti su Berlusconi presunto mandante delle stragi mafiose del 1993.
Nella prima indagine “autore 1” e “autore 2”, gli alias che celavano i nomi del fondatore di Forza Italia e del braccio destro di Publitalia Marcello Dell’Utri, furono inseriti dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti, tra cui Salvatore Cancemi e altri, che parlarono del loro coinvolgimento nella metà degli anni Novanta, e finì con un’archiviazione.
La seconda indagine scattò nel 2008, dopo le confessioni del nuovo collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, giudicato attendibile da diverse Corti di Assise e infine dalla Corte di Cassazione.

Spatuzza aveva raccontato le confidenze ricevute proprio da Giuseppe Graviano, il quale gli disse che grazie all’accordo con Berlusconi e Dell’Utri “ci siamo messi il Paese nelle mani”. Anche questa seconda indagine è stata poi archiviata.

Commenti

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  • Emilio 26 Settembre 2019

    Sono sicuro che, anche dopo che Berlusconi avrà lasciato questa vita, continuerà ad essere imputato di tutti i reati del mondo. Ostellino scriveva: “Non siamo un paese normale e nemmeno un paese decente”.
    Continuate pure…