Allerta Dna su carte prepagate e criptovalute: così terrorismo e mafia si finanziano

martedì 17 settembre 18:00 - di Redazione
Terrorismo

La DnaDirezione Nazionale Antimafia, lancia l’allarme sul rischio di finanziamento del terrorismo nei pagamenti con carte prepagate, criptovalute e smartphone.

«In tema di finanziamento del terrorismo presentano elementi di vulnerabilità le carte prepagate e le valute virtuali», avverte il Procuratore nazionale Dna, Federico Cafiero De Raho, chiamato in audizione davanti alle Commissioni riunite Giustizia, Finanze e Politiche Ue sul tema del contrasto al riciclaggio sottolineando come sia necessario porre attenzione «ai servizi digitali di pagamento offerti attraverso smartphone in assenza di alcun contatto diretto con il cliente specie quando non si è assistiti da presidi per la verifica dell’identità del cliente per individuare canali di finanziamenti sia di mafia sia di terrorismo. Una barriera – ha rivelato Cafiero De Raho – è rappresentata dalle segnalazioni per operazioni sospette».

Quanto alla criminalità organizzata, «le mafie sono sempre più mafie degli affari. Il narcotraffico – mette in guardia il Procuratore nazionale antimafia ed antiterrorismo – è il motore insostituibile delle attività svolte da tutti i sodalizi criminali, ed è preoccupante la corruzione alimentata da soggetti criminali che dispongono di patrimoni così consistenti».

Cafiero De Raho, ha evidenziato, di fronte alle Commissioni dell’Unione Europea, «la relazione diretta tra corruzione e rilevanza economica del narcotraffico ma anche relazione diretta tra il rafforzamento di grandi organizzazioni criminali e la loro penetrazione nell’amministrazione pubblica e nella politica sia locale che nazionale«.

Le mafie, spiega il Procuratore Dna, «preferiscono abbandonare i metodi violenti e stringere relazioni di potere per esercitare impresa e condizionare lo sviluppo del mercato. La strategia adottata è quella della sommersione: la mafia non vuole apparire all’esterno come fenomeno emergenziale anche se i traffici illeciti dilagano e l’economia ne è inquinata e condizionata».

Le indagini condotte, «individuano meccanismi complessi di reinvestimento dei proventi illeciti e smascherano raffinati sistemi di infiltrazione dell’economia legale». Il contrasto «è destinato a fallire se non viene aggredito il meccanismo di accumulazione finanziaria che consente alle attività criminose di essere le più remunerative».
«Non si tratta solo di individuare patrimoni illeciti accumulati – precisa il Procuratore Dna – ma di aggredire sistema e soggetti che consentono a immane quantità di denaro di entrare nell’economia legale. La capacità delle organizzazioni criminali di produrre ricchezza illecita è aumentata, tanto che i flussi sono talmente compenetrati da rendere inestricabile la distinzione tra riciclaggio di denaro sporco e quello lecito».

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