Zingaretti al Colle. Discorso per metà da libro “Cuore”. L’altra metà è un altolà a Di Maio

mercoledì 28 agosto 16:58 - di Giovanna Taormina

Esce dal colloquio al Colle con il solito sorrisetto sornione, Nicola Zingaretti. E parla in sala stampa, senza farsi fare domande. Non può rispondere, non può entrare troppo nel merito perché la trattativa con i Cinquestelle è ancora in alto mare. Mentana in tv, nel commentare il suo intervento, ironizza benevolmente: «Sembrano i discorsi che fanno le candidate a Miss Italia, quando raccontano la loro passione per l’universo modo». La ciccia è nelle prime parole, quando Zingaretti dice di aver accettato Conte premier. Nient’altro. Punto. E in quel punto è chiaro il paletto che mette al M5S. «Abbiamo riferito al Presidente di aver accettato la proposta del Movimento 5 Stelle di indicare, in quanto partito di maggioranza relativa, il nome del presidente del Consiglio, nome indicato dal M5S nei giorni scorsi». E ancora: «Abbiamo risolutamente confermato al presidente Mattarella, in sintonia con quanto detto in occasione del nostro primo incontro, l’esigenza ora di costruire un governo svolta e discontinuità per questo Paese. A seguito di un confronto tra Pd e M5S, nei giorni scorsi abbiamo definito un primo comune contributo politico di linee di indirizzo da offrire al presidente incaricato». E poi l’altolà a Di Maio: «Devo essere chiaro che non c’è nessuna staffetta da proseguire e nessun testimone da raccogliere, semmai una nuova sfida da cominciare». E infine: «Amiamo l’Italia e crediamo valga la pena tentare questa esperienza. In tempi complicati come quelli che viviamo, sottrarci alla responsabilità del coraggio di tentare, è l’unica cosa che non possiamo e non vogliamo, come democratici, permetterci. Noi intendiamo mettere fine alla stagione dell’odio, del rancore e della paura».

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