Strage del 2 agosto, il grottesco messaggio di Mattarella sulla matrice neofascista

venerdì 2 agosto 13:40 - di Massimiliano Mazzanti
Il grottesco messaggio di Sergio Mattarella sulla matrice neofascista della strage di Bologna

Nel piazzale della stazione centrale di Bologna, oggi si è assistito a quello che gli scacchisti chiamano l’arrocco, il riposizionamento del Re e della Torre, al fine di difendere strenuamente quella “verità giudiziaria” sulla strage di Bologna messa in discussione da un numero ormai incalcolabile di intellettuali, politici di diverso colore e magistrati di chiara fama.

Eppure, nell’annuale commemorazione dell’orrenda strage, il capo dello Stato, nel messaggio letto alla folla, non solo parla, appunto, di «verità giudiziaria» che avrebbe portato alla «condanna degli esecutori, portando alla luce la matrice neofascista di terroristi», ma fa un chiaro riferimento, riguardo ai mandanti ancora sconosciuti, alle strampalate tesi dell’Associazione familiari delle vittime, sposandone completamente la linea, a quanto pare.
E che sia una linea grottesca, quella propugnata da Paolo Bolognesi, lo dimostra – a maggior ragione – il suo ultimo appello affinché chiunque porti foto del 2 agosto 1980 eventualmente scattate in stazione prima e dopo la strage, al fine di individuare eventuali altri partecipanti all’attentato e ai successivi depistaggi.
E qui, volendo – nell’idea grottesca che Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini fossero accompagnati quella tremenda mattina della strage da una pletora di agenti degli immancabili “Servizi deviati” -, si può rilevare un momento di forte debolezza della fazione affezionata alla “verità giudiziaria”.
Il nuovo, inedito scenario in cui si sarebbero mossi i Nar condannati o sotto processo per la strage infatti, assomiglia fin troppo a quello che si è descritto nella scorse settimane (e negli ultimi anni) per illustrare la “pista palestinese”.

Infatti, se fino alla scoperta del mistero inerente il corpo di Maria Fresu, l’attività dei Servizi segreti è sempre e solo stata descritta come un tentativo di agevolare il percorso processuale dei “neri”, oggi, quasi a prevenire le conseguenze degli esiti della perizia disposta sui resti della povera donna, gli “spioni infedeli” vengono ricollocati direttamente sulla scena del delitto, a fare da ombrello protettivo agili “esecutori materiali” della strage.
Il che potrebbe avere un ancoraggio alla verità, ma, appunto, nell’ipotesi che i Servizi segreti – per altro, in questo caso, tutt’altro che deviati – siano intervenuti per mascherare l’identità degli attentatori, uno o due dei quali magari morti nell’esplosione, per celare i segreti del “lodo Moro”.

E anche dal questo punto di vista, la commemorazione odierna registra una novità: non si è insistito più di tanto, anzi, quasi non si è parlato di “segreti di Stato” da rimuovere.
Curioso, se si pensa all’iniziativa di Fratelli d’Italia appena varata dai parlamentari di FdI Mollicone e Frassinetti per chiedere che, finalmente, le carte di cui hanno, a più riprese, parlato Maurizio Gasparri, Carlo Giovanardi, Adolfo Uso e Gero Grassi, siano messe a disposizione dei magistrati e degli italiani.
Non sorprende, però, ovviamente: se i “segreti” non sono quelli desiderati, da quasi quarant’anni ormai, non interessano.
La verità con la “V” maiuscola, però, seppur lentamente continua a farsi strada. E se questa partita giudiziaria si prospetta ancora lunga e difficile, non è detto che sia sufficiente l’arrocco, per impedire che si faccia scacco al Re.  

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