Nel Pd c’è chi dice no: «Prima abbiamo urlato “mai col M5S” e il giorno dopo…»

giovedì 29 agosto 11:53 - di Gianluca Corrente

Il governo con il M5s rischia di essere «un esperimento di profilo molto basso». Matteo Richetti non ha ripensamenti, il suo “no” alla Direzione Pd (l’unico) alla relazione di Nicola Zingaretti è stato convinto. «Era necessario porre una posizione di discontinuità, raccogliendo anche lo sgomento dei territori, e lasciando stare Bibbiano e gli insulti, pur difficili da mandare giù», spiega il senatore dem all’Adnkronos. «Non ci può essere una disponibilità a prescindere. Io rispetto il lavoro di Zingaretti e la grande fatica che sta facendo, ma l’andamento delle ultime Direzioni è sconcertante: prima un Odg di Calenda che diceva “mai con i 5 stelle”, il giorno dopo tutti pronti all’accordo; la Direzione scorsa le parole nette del segretario sulla discontinuità sul premier, ora siamo al Conte premier. A questo punto, l’attendibilità delle Direzione del Pd è pari a zero».

Richetti sottolinea: «Sono preoccupato perché o si alza il livello della discussione o il Pd rischia di perdere il profilo che si è dato in questi anni, la sua identità». Il senatore del Pd incalza ancora: «Noi abbiamo fatto un’opposizione durissima al governo, come facciamo a chiedere a Conte di superare quello che ha fatto sino ad oggi? Cosa facciamo sulle infrastrutture di Toninelli, sulla democrazia rappresentativa di Fraccaro, sulla politica estera di Di Battista?». In questo quadro, Richetti non ha dubbi: «Io non vedo compatibilità con il M5s, a meno che non si chiamino in causa persone di altissimo profilo in grado di prendersi delle grandissime responsabilità. Ma questo governo Pd-M5s cosa fa in termini di proposta politica?».

Sul comportamento da tenere in aula al momento di votare la fiducia, Richetti non si sbilancia: «Non si può dire oggi cosa succederà senza vedere prima il governo, la sua proposta e il suo programma. Io non pongo una questione in termini personali. Le cose vanno valutate. Oggi valuto che la discussione interna al Pd è superata dalla convenienza».

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