Ma quale “suprematista bianco”: le stragi non hanno colore. La sinistra dovrebbe saperlo

lunedì 5 agosto 14:45 - di Antonio Pannullo

Come al solito, la stampa italiana soprattutto, ma anche una parte di quella europea, danno addosso a un non meglio precisato “uomo bianco” per la responsabilità del cosiddetti mass-shooting, ossia una strage di massa, che da sempre affliggono gli Stati Uniti. Certo, il 2019 è stato una anno terribile: già 246 morti. La statistica considera “sparatoria di massa” quella in cui un killer uccide almeno quattro persone. Dal 1966 a oggi ci sono state 163 stragi nei soli Stati Uniti. Sono esclusi dalle statistiche atti di terrorismo o scontri tra bande di gangster. La sinistra, soprattutto italiana, fa propaganda dicendo che la colpa è di Donald Trump, quando le sparatorie di massa negli Usa ci sono sempre state: non è un fenomeno collegato ai presidenti carica. Si mettono poi sotto accusa le leggi che consentono la diffusione delle armi negli States, e subito si tirano in ballo non meglio precisati interessi con le case produttrici di armi da parte di una vaga classe dirigente: tutte balle, anche perché le maggiori case produttrici di armi sono in Europa e in Asia, ma per certa stampa basta gettare la diffamazione, il dubbio dietrologico, lo screditamento gratuito sulla classe politica non gradita. I giornali Usa non danno la colpa alle armi, a meno che non si tratti di dare addosso al loro legittimo presidente, perché conoscono bene il sentire del popolo americano e le leggi in materia. Negli Usa portare armi è un solido e antico diritto costituzionale, e il toglierlo sarebbe percepito come un’autentica sopraffazione, una privazione della libertà. Probabilmente deriva dal tempo dei pionieri, quando per edificare la propria casa e coltivare il proprio campo i coloni dovevano vedersela ogni giorno con belve feroci, indigeni ostili, fuorilegge di ogni sorta, bande armate messicane. Spesso non c’era la legge a difendere i cittadini, e così dovevano fare da soli: mica come in Europa, dove le popolazioni erano a turno oppresse da regnanti vari, truppe mercenarie e dai turchi, e dove in ogni caso le avversità naturali erano già state superate da un pezzo.

Le stragi non hanno colore politico

Tornando al discorso delle stragi, quasi un terzo di quelle avvenute nel mondo si sono verificate negli Stati Uniti. In Europa l’unica che ricordiamo simile a quelle degli Usa è stata quella del norvegese Anders Breivik, che nel luglio del 2011 assassinò a freddo 77 giovani. Lui era davvero uno di quelli che chiamano un suprematista bianco, nuovo efficace neologismo dem, ma la cosa che i giornaloni di sinistra fingono di non capire, è che tutti coloro che imbracciano un’arma e sparano indiscriminatamente su degli sconosciuti, sono dei folli, dei malati, dei disturbati mentali, da rinchiudere in manicomio o in carcere. Non crediamo che la politica c’entri qualcosa. Così la menzogna si è infiltrata anche per le ultime due stragi in America, quella a El Paso e quella nell’Ohio: mentre sull’attentatore del Texas, forzando, si può dire che era un suprematista bianco anche se era evidentemente un borderline pazzo, per l’attentatore dell’Ohio, abbattuto prontamente dalla polizia, non si può dire certo che fosse politicizzato, poiché sembra che abbia iniziato a sparare perché gli era stato inibito l’accesso in un locale: gran brutto carattere, ma non certo un uccisore di “migranti”. I giornali dem tendono a mettere insieme le due stragi, che invece non hanno nessun collegamento di alcun tipo, e questo prova la loro cattiva fede, peraltro già nota. Quello che deve essere chiaro è che le stragi, e la criminalità in genere, non hanno colore. Non ci sono assassini costituzionalmente bianchi come non ci sono assassini costituzionalmente neri o ispanici, anche se sono queste ultime due categorie che riempiono le carceri americane e, ultimamente, anche le nostre. Quindi, mettiamoci il cuore in pace: agli americani la loro legge piace, vogliono avere il diritto di portare armi e per questo è piuttosto difficile da loro che un poliziotto finisca accoltellato da un drogato balordo: sparano prima, perché una legge non scritta cara agli americani dice che il poliziotto deve tornare a casa la sera.

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