Lo Chef Antonello Colonna, «intesa Pd-M5S? Come una carbonara fatta con la mortadella»

venerdì 23 agosto 19:20 - di Redazione

Se a dire che mescolare ingredienti che mal si amalgamano rischiano di mandare in malora un piatto è uno chef pluristellato che di alchimie e sapori se ne intende possiamo crederci. Per questo, se a lanciare l’appello all’Adnkronos è un noto professionista del settore come Antonello Colonna, forse chi di dovere dovrebbe rifletterci su…«Risolviamo la crisi. Che siano elezioni anticipate o nuove maggioranze. Gli italiani hanno bisogno di governi stabili. I nostri politici si incontrino, pure, dinanzi ad un bel piatto di matriciana o pasta alla carbonara. O più semplicemente di fronte ad una gricia fumante. A disposizione metto la mia cucina e il mio resort di Labico», propone lo chef che da anni delizia a dovere i palati della politica, aggiungendo anche: «Si parla tanto di un possibile governo giallo-rosso, colori che amo per la mia fede calcistica, ma la Roma oggi non può essere un portafortuna»…

Lo chef Colonna, intesa Pd-M5s? Una carbonara con la mortadella

«Anche la politica, a mio avviso, come la cucina, è fatta di ingredienti che devono potersi amalgamare tra loro – ha spiegato ancora Colonna – e l’intesa’ tra Pd e M5S non penso possa funzionare. Mancano di corrispondenze e di assonanze, non c’è feeling tra loro. Sono molto scettico. E’ come chiedere ad un grande chef di preparare una carbonara con la mortadella». Più chiaro di così… E del resto, il suo è un parere più che affidabile, se consideriamo che nella sua brillante carriera Colonna ha sapientemente cucinato per politici e capi Stato, da Andreotti a Forlani, da Tatarella a Veltroni, ma anche per sovrani illustri come la regina Elisabetta d’Inghilterra, a cui fece assaggiare la sua spalla di capretto cotta nella mentuccia romana e nel pecorino, così come anche i “codini” con cicorione ripassato in padella e finocchietto selvatico. Tanto che oggi, forte dell’esperienza socio-gastronomica maturata sul campo, è lui stesso a dire: «I nostri politici ripartano dai territori e dal cibo. Non è solo storia e tradizioni locali, ma anche cultura e soprattutto di diversità, complessità, eterogeneità che dobbiamo trasformare in ricchezza. Del resto lo aveva affermato lo stesso De Gaulle per la Francia, «Come si può governare un Paese che ha 365 varietà di formaggi?. Dobbiamo provarci anche in Italia».

A ogni politico il suo piatto e la ricerca delle giuste alchimie

Un messaggio spedito forte e chiaro, quello di Antonello Colonna dal suo buen retiro di Labico: «Temo che i nostri politici, da qualche tempo, stiano governando per “tentativi” come fanno alcuni chef per quella che viene chiamata la nouvelle cuisine. Anche la politica, come la cucina, ha bisogno di strategie e di ingredienti, di una vera identità e di una guida. Quello che forse manca oggi. Ma il cibo può aiutare a riunire gli italiani. Matteo Salvini ne ha fatto un vessillo e un’icona pop; è un uomo che sa godere dei piaceri della vita – ha continuato lo chef pluristellato –. In questo momento particolare della sua carriera dopo aver “sfoggiato” spaghetti al Ragù Star, uova al tegamino e pollo “cinese” con peperoni in salsa piccante, gli consiglierei di raffinare il proprio palato con uno stracotto al Barolo, vino di aristocratico lignaggio». Ma ha ricette anche per gli altri: «Per i due frontman del M5S, Luigi Di Maio e il premier Conte, Antonello Colonna suggerisce piatti del loro Sud come «orecchiette con le cime di rapa per il premier Conte e per il ministro Di Maio, ricette liberamente ispirate ai Monsù napoletani”, all’insegna del Regno delle Due Sicilie, un’epoca di ricchezza e splendori gastronomici inarrivabile».

Giorgia Meloni? Una leader a cui cucinerei piatti forti ed energetici

E ancora: in controtendenza con i desiderata di Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, Antonello Colonna suggerisce, pur sapendo che «il Cavaliere non ama a tavola, né l’aglio, né la cipolla. Non solo per sé, ma anche per i suoi illustri commensali», di vincere ritrosie e diffidenze e aprirsi agli «ingredienti tonificanti, energizzanti, quasi un elisir di lunga vita: per lui e i suoi ospiti sarei pronto a preparare una magica “soupe aux oignons”, ma anche gradevolissimi spaghetti aglio, olio e peperoncino». E se per Nicola Zingaretti chef Colonna pensa a un piatto che senza «perdere l’anima del passato, deve poterlo traghettare verso il futuro», per l’unica signora leader di uno dei partiti italiani protagonisti di questa fase politica, Giorgia Meloni di FdI, il cuoco dei potenti non ha dubbi: la “vignarola”, un piatto popolare ma non ordinario, una “soupe” ottenuta «con ingredienti di stagione, zucchine, carciofi, melanzane che il contadino offriva alla sua donna con un mazzo di fiori». «Guida un partito con all’interno uomini forti come Ignazio La Russa – conclude lo chef – riuscendo ancora a tenerlo unito. La vignarola è il piatto che meglio rappresenta, a mio avviso, la Meloni. Sapori forti, energetici, simbolo di una indiscussa romanità».

 

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