Le Ong tornano all’attacco dell’Italia: da Save The Children a Lifeline e Mediterranea

mercoledì 28 agosto 17:59 - di Redazione
La nave Mare Jonio dell'Ong Mediterranea

Reagiscono alla crisi di governo e si preparano a invadere di nuovo l’Italia con i clandestini anche scafisti e Ong che sembrano avere gli stessi interessi e obiettivi comuni: i primi rimandano subito in mare i clandestini imbarcandoli su gommoni già semisgonfi, le seconde si prestano, complici, a fare da taxi del mare appostandosi a ridosso delle coste della Libia e caricando quanti più immigrati possibili con l’idea di riuscire a mettere in ginocchio l’Italia forzando i porti italiani chiusi.
Ma il governo verde-giallo ha ritrovato, su questo, la compattezza: ieri il ministro dell’Interno, Matteo Salvini ha firmato il decreto di divieto all’ingresso nelle acque territoriali italiane per la nave Elenoire che sta cercando di far sbarcare in Italia 101 clandestini. Il provvedimento è stato controfirmato anche dai ministri grillini della Difesa, Elisabetta Trenta e dei Trasporti, Danilo Toninelli che, nei giorni scorsi, non avevano, invece, controfirmato il divieto per la nave Open Arms.

Poco fa Salvini ha firmato e inviato per la controfirma a Trenta e Toninelli, anche il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali italiane per la Nave Mare Jonio di Mediterranea. Ma le Ong non demordono. E cercano un varco sfruttando la crisi governativa.

«Ventidue bambini piccoli e le loro mamme strappati dalla guerra in Libia sono considerati un pericolo per la sicurezza pubblica in Italia. Questo è il paradosso di questi tempi. – piagnucola Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea commentando la notizia del divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane appena firmato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini e cercando di sfruttare mediaticamente la vicenda – Si considera il passaggio della nostra nave “non inoffensivo”. Insomma, il Viminale ha paura di 22 bimbi».

«Dopo nostro rifiuto di violare diritto internazionale riferendoci ad “Autorità Libiche“, MRCC Roma @guardiacostiera ha assunto il coordinamento del nostro caso e chiesto “a competenti Autorità Italiane” l’assegnazione di un #portosicuro alla #MareJonio», scrive Mediterranea sul suo account Twitter.

Ma la circostanza viene seccamente smentita, con una nota ufficiale, dalla Guardia costiera italiana: «In merito alle dichiarazioni della Ong Mediterranea Saving Humans, circa l’assunzione di questo Imrcc del coordinamento dell’operazione di soccorso effettuata questa mattina dalla nave Mare Ionio, si precisa che questo Imrcc non ha mai assunto il coordinamento dell’evento Sar in parola, in quanto avvenuto in acque di responsabilità Sar libiche».

«Infatti, questo Imrcc, contattato dalla Ong, ha riferito alla stessa – svela la Guardia Costiera italiana mettendo in imbarazzo Mediterranea – di avviare le previste interlocuzioni con le competenti autorità libiche per assumere istruzioni di coordinamento, che non risultano essere avvenute».

«Ogni richiesta di individuazione di un luogo di sbarco, a seguito di un evento Sar che coinvolge migranti, viene inoltrata dal Imrcc al ministero dell’Interno per l’individuazione del “place of safety“. Pur non essendo un evento Sar coordinato dall’Imrcc, tale procedura è stata eseguita, come sempre avvenuto, anche per l’evento Sar odierno».

In pratica, pur avendo a poche miglia la Tunisia, la Mare Jonio, come altri taxi del mare a servizio degli scafisti, vorrebbe scegliersi il Paese dove sbarcare il suo carico di clandestini.

Si trovava a 132 miglia nautiche dal porto sicuro tunisino di Zarzis e a sole 110 miglia dalla costa tunisina quando ha cambiato improvvisamente rotta e ha deciso di dirigere verso Lampedusa, distante 145 miglia. Una mossa che toglie ogni dubbio sulle reali intenzioni di questa gente: ai sedicenti volontari delle Ong interessa poco o nulla la vita di questi bambini utilizzati da questi scafisti mascherati da soccorritori per fare politica dell’immigrazione, al punto di costringerli a un viaggio più lungo ed estenuante pur di mettere in difficoltà l’Italia.
Peraltro se davvero fossero interessati a salvare vite umane cercherebbero di fare meno miglia possibili per sbarcare i clandestini cercando di restare vicino alle coste libiche. Ma, appunto, il loro interesse non è quello di salvare vite umane ma di utilizzare i bambini per forzare la mano al nostro Paese e imporre le proprie regole.

«E’ necessario riattivare subito un sistema di ricerca e soccorso nel Mediterraneo – approfitta della situazione Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children – insieme ad una modalità condivisa di gestione dei flussi migratori, che includa vie di accesso sicure dalle aree di crisi o di transito per contrastare realmente il sistema dei trafficanti».

La Commissione Europea, attraverso le parole del portavoce dell’esecutivo Ue, Natasha Bertaud, intanto, ha svelato di essere stata contattata da «uno Stato membro», la Germania, per coordinare la distribuzione dei clandestini che si trovano a bordo della nave Eleonora, della Ong tedesca Mission Lifeline: «Siamo stati contattati – ha detto – abbiamo ricevuto la richiesta di uno Stato membro di coordinare, come abbiamo fatto in passato, gli Stati membri che hanno la volontà di prendere una parte dei migranti a bordo della nave Eleonora. E’ una cosa che stiamo facendo ora: i contatti tra gli Stati membri sono in corso».
Per quanto riguarda la nave Mare Jonio della Ong Mediterranea, «seguiamo la situazione, ma per ora non siamo coinvolti».
Quanto alle accuse lanciate da diverse Ong, secondo le quali aerei militari di diversi Stati Ue starebbero in questi giorni ostacolando le comunicazioni radio delle imbarcazioni nel Mediterraneo Centrale utilizzando tecniche di jamming, cioè di disturbo intenzionale, «non abbiamo informazioni su questo: rispondere spetta alle autorità nazionali», ha tagliato corto la Bertaud.

 

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

contatore di accessi