Jeffrey Epstein si è suicidato in carcere. Era accusato di abusi sessuali su minori

sabato 10 agosto 16:05 - di Redazione

Jeffrey Epstein si è suicidato nella cella del Metropolitan correctional Center di Manhattan in cui era detenuto. Il finanziere americano grande amico e finanziatore dei liberal a stelle e strisce (a cominciare da Bill Clinton), era stato arrestato lo scorso sei luglio con l’accusa di traffico di minorenni e abusi nelle sue ville dell’Upper East side e in quella di Palm Beach, in Florida. Secondo le autorità, Epstein avrebbe pagato decine di ragazze per dei massaggi, molestandole o addirittura abusandone in seguito. In sua difesa, il miliardario ha detto che gli incontri erano consensuali e che, al momento dei fatti, era convinto le vittime avessero almeno 18 anni. Il magnate si è tolto la vita, secondo quanto ricostruito dalla rete Abc, nella notte. Già tre settimane fa Epstein aveva provato a togliersi la vita. Dallo scorso 23 luglio era diventato un sorvegliato speciale proprio perché si ritenevano possibili nuovi tentativi di suicidio. Epstein, 66 anni, si era dichiarato innocente rispetto a tutte le accuse mosse a suo carico. Ma, per l’accusa, rischiava una condanna fino a 45 anni di carcere. Nel 2007 aveva raggiunto, per reati simili,  un controverso accordo di patteggiamento con l’Attorney general di Miami, che era allora Alexander Acosta. Un accordo che gli aveva risparmiato incriminazioni federali. Divenuta di pubblico dominio la decisione, Acosta era stato costretto poi costretto a dimettersi dalla carica di segretario del lavoro.

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