Hong Kong, la dittatura comunista di Pechino fa rimpiangere il protettorato inglese

giovedì 15 agosto 19:03 - di Redazione
Protesta di piazza a Hong Kong

Cala la tensione a Hong Kong, ma la cosiddetta rivolta degli ombrelli non si ferma: i dimostranti vogliono allontanare Hong Kong dalla dominazione di Pechino e riavvicinarsi all’Occidente libero. Non a caso in questi mesi durante le manifestazioni sono comparse bandiere inglesi. Intanto oggi la situazione all’aeroporto internazionale di Hong Kong è tornata alla normalità dopo le proteste di questi ultimi due giorni che hanno costretto alla cancellazione di circa 979 voli. L’Airport Authority, ha spiegato il Ceo Fred Lam, ha ottenuto un’ingiunzione temporanea che impedisce ai manifestanti di entrare in alcune aree dello scalo. Attualmente non ci sono più manifestanti nel terminal e diversi checkpoint sono stati installati. Solo il personale dell’aeroporto e i passeggeri in partenza con biglietti aerei o carte d’imbarco per le prossime 24 ore e documenti di viaggio validi saranno ammessi nei terminal.

Interviene anche Donald Trump: incontrate i rivoltosi

Nella vicenda è intervenuto anche il presidente americano Donald Trump: “Se il presidente della Repubblica popolare di Cina, Xi Jinping, si incontrasse direttamente e personalmente con i manifestanti non ho dubbi che ci sarebbe una conclusione felice al problema di Hong Kong”. Così in un tweet il presidente degli Stati Uniti, che alcune ore fa aveva chiesto proprio a Xi Jinping un incontro per affrontare la questione di Hong Kong dove sono in corso proteste.

Intanto Pechino tenta di alleggerire la situazione: Benny Tai, uno dei leader della Rivoluzione degli ombrelli di Hong Kong del 2014 è stato scarcerato su cauzione. Tai, docente di diritto all’università di Hong Kong, ha scontato in carcere tre dei 16 mesi di condanna per il suo ruolo nel movimento a favore della democrazia che nel 2014 bloccò la città per 79 giorni. Il giudice ha motivato la scarcerazione spiegando che il processo di appello non sarebbe probabilmente iniziato prima di febbraio, a un mese dalla fine della detenzione di Tai. La liberazione dell’ex attivista giunge in un momento di massima tensione per Hong Kong, teatro dallo scorso giugno di imponenti manifestazioni di proteste anti governative.

Fratelli d’Italia: il governo si schieri contro la repressione

”Ci aspettiamo che anche il nostro governo esprima una netta e chiara posizione contro ogni ipotesi di repressione militare cinese ad Hong Kong, è questo il momento di intervenire senza se e senza ma. Solo l’intervento della Comunità internazionale potrà infatti scoraggiare Pechino da una azione militare contro i giovani che lottano per la loro libertà. Arretrare oggi sul campo dei diritti civili ed umani significa dare un pessimo segnale di arrendevolezza a chi intende imporre un nuovo dominio mondiale”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso. Urso sollecita anche la convocazione della Commissione Esteri del Senato nella stessa giornata di martedì 20 quando comunque i senatori saranno a Roma per le comunicazioni del presidente del Consiglio. ”Abbiamo assistito – afferma – nei mesi scorsi a dichiarazioni trionfalistiche sul rapporto speciale che si era creato tra Roma e Pechino. È questo il momento di dimostrarlo”.


                
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