Fuga da Poggioreale, la prima in cento anni. La questura: “Si tratta di un polacco, è pericoloso” (video)

domenica 25 agosto 17:54 - di Redazione
Il carcere di Poggioreale


Un 32enne polacco è evaso questa mattina dal carcere napoletano di Poggioreale. Sono in corso le sue ricerche da parte di tutte le forze di polizia coordinate dalla Procura della Repubblica. Robert Lisowski, questo il nome del detenuto, era stato arrestato dalla Squadra mobile di Napoli lo scorso 5 dicembre 2018 per omicidio. E’ alto 1,80 metri circa, di corporatura magra, carnagione chiara, con capelli radi castano chiaro. Al momento della fuga aveva la barba e un’andatura claudicante. La questura di Napoli fa sapere che l’uomo “è da considerarsi pericoloso” e chiede a chiunque lo vedesse di “contattare subito i numeri di emergenza e soccorso pubblico”. Si è calato al di là del muro di cinta del carcere di Poggioreale utilizzando una lunga fune. Lisowski sarebbe riuscito a superare il muro perimetrale del carcere dal lato di via Francesco Lauria, quello cioè che affaccia sul Centro direzionale. Sono in corso ricerche a tappeto da parte di tutte le forze di polizia, coordinate dalla Procura. Lisowski era stato arrestato nel 2018 per l’omicidio di Iurii Busuiok, muratore 36enne di origine ucraina, incensurato, il cui cadavere è stato trovato la sera del 1° dicembre 2018 in via Mario Pagano con evidenti segni di coltellate alla gola e al torace. Cinque giorni dopo Lisowski era stato individuato da personale della Squadra mobile e dai Carabinieri della compagnia Napoli Stella e sottoposto a fermo per omicidio aggravato. Al termine dell’interrogatorio era stato portato nel carcere di Poggioreale, dove è rimasto fino a questa mattina quando è riuscito a evadere.

L’ira dei sindacati: evasione annunciata

Quella riuscita al 32enne Robert Lisowski è la prima evasione in oltre 100 anni di storia del carcere di Napoli Poggioreale. “Era nell’aria un episodio così grave che segna la fine di una roccaforte dei penitenziari italiani come il Salvia, dal quale in oltre 100 anni di storia mai nessun detenuto è riuscito a evadere”, fa sapere il sindacato Osapp ricordando che qualche anno fa un tentativo analogo di evasione dal carcere di Poggioreale, scavalcando cioè il muro di cinta, finì male per il detenuto che riportò gravi lesioni fisiche in seguito alla caduta. Il segretario provinciale di Osapp Napoli, Luigi Castaldo, denuncia “la mancanza di personale per oltre 200 unità a discapito della sicurezza di tutti e un sovraffollamento detenuti per oltre 800 ristretti oltre la capacità regolamentare consentita. Dati denunciati e segnalati ovunque, ma un’amministrazione sorda e una politica assente non hanno dato risposte concrete e tangibili. Non si può più lavorare in queste condizioni”. “Una evasione annunciata” a Poggioreale. Lo denuncia il Sappe. “Adesso è prioritario catturare l’evaso – denuncia Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del Sappe – ma la grave vicenda porta alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria di Poggioreale”. Fattorello denuncia “una volta di più le quotidiane difficoltà operative con cui si confrontano quotidianamente le unità di Polizia penitenziaria in servizio a Poggioreale. E’ una evasione annunciata, frutto della superficialità con cui sono state trattate e gestite le molte denunce fatte dal Sindacato autonomo Polizia penitenziaria sulle condizioni di sicurezza dell’istituto. Se fossero state ascoltate le continue denunce del Sappe, probabilmente tutti gli eventi critici denunciati e questa stessa evasione non sarebbe avvenuta”. “Dopo l’evasione rocambolesca di un detenuto polacco dal carcere di Napoli Poggioreale, l’istituto andrebbe definitivamente abbattuto e il capo dell’amministrazione penitenziaria rimosso dall’incarico”. Questo il commento del segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo. “L’episodio di oggi – spiega Di Giacomo – evidenzia ancora una volta il fallimento dell’amministrazione penitenziaria e del suo capo, al quale non resta che dimettersi dopo questo ulteriore episodio. Nessuno tocchi comandante e direttore, ma il vero responsabile si prenda tutta la responsabilità e lasci l’incarico. Uno Stato che possa definirsi tale non può e non deve accettare di non avere il controllo delle sue strutture, in questo caso delle carceri, permettendo ai mafiosi e ai camorristi di continuare a comandare e gestire le organizzazioni criminali dall’interno delle carceri che invece dovrebbero essere luoghi atti a garantire l’isolamento dalla società di pericolosi criminali, invece, nella realtà, non solo permettono ai boss di continuare a comandare, ma garantiscono ad essi anche di farlo senza il pericolo di essere ammazzati da qualche rivale”.

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