Di Battista allo scoperto: «Le aperture della Lega al M5S sono una buona cosa»

venerdì 23 Agosto 15:29 - di Redazione

«Ho visto nuove aperture della Lega al Movimento e mi sembra una buona cosa. Soprattutto perché non mi dispiacerebbe un Presidente del Consiglio del Movimento 5 Stelle. Ho visto inoltre porte spalancate da parte del Pd. Zingaretti fa la parte di chi pone veti e condizioni ma in realtà ha il terrore che Renzi spacchi il Pd»: esce dal silenzio imbarazzato deglim ultimi giorni, Alessandro Di Battista e torna a sentenziare su Facebook: e la linea, nella confusione di questi giorni, sembra essere opposta a quanto decretato nel mega summit in Toscana con Grillo e i suoi al tavolo dei notabili del Movimento. Per il Dibba, insomma, il matrimonio con il Pd non s’ha da fare, anzi: semmai meglio tornare alla casa leghista perdonando al Carroccio l’abbandono del tetto coniugale. Del resto, lui, che sottolinea su Fb, lo dice da cittadino, non vorrebbe «mai che la prossima legge di bilancio la scrivesse l’Unione Europea e tale rischio è altissimo votando a fine ottobre». Non solo: sicuro – non si sa sulla base di cosa – che il verdetto elettorale premierebbe lui e i suoi, insiste: «Il Movimento 5 Stelle ha oggi un potere contrattuale immenso. Tutti ci cercano. Un potere del genere è essenziale sfruttarlo nell’esclusivo interesse dei cittadini. Il mio pensiero è questo, è la prima volta che scrivo da giorni e ciò che penso nulla ha a che vedere con le ricostruzioni di giornalisti sempre più confusi. Io sono convito che andando al voto adesso, presentandoci compatti e facendo una grande campagna elettorale, prenderemmo valanghe di consensi. Perché Salvini è molto più debole di quanto appaia e perché se si andasse al voto il Pd ci arriverebbe spaccato in 2, 3 o 4 pezzi». Per questo, chiosa nel suo messaggio social, «ripeto, tutti ci cercano. Alziamo enormemente la posta sulle nostre idee e soluzioni per il Paese. Via 345 parlamentari e via i Benetton dalle nostre autostrade. Chi ci sta»? E il primo a rispondere è proprio Di Maio, che commentando l’appello di Di Battista, si limita a dire: «Un concetto legittimo. Sano per la democrazia». Del resto, sul Pd sempre Di Maio ha appena aggiunto: «Dai dem disponibilità su 10 punti», ma già litigano…

Di Battista è nervoso: e lo maschera a fatica

Eppure, solo ieri sera, intercettato in centro a Roma dai giornalisti in strada Alessandro Di Battista era apparso nervoso: volto tirato e gambe in spalla, ha proseguito il suo cammino eludendo le domande dei cronisti e chiudendosi in quello che è apparso un nervoso riserbo. «Non voglio rispondere», ripeteva nelle immagini riportate in diretta da Rainews, ma la sua espressione e quel diniego ostentato a più riprese, tradiva un imbarazzo che non è sfuggito ai più… Non è un caso allora se, oggi, a distanza di poche ore da quell’intervista negata, il Corriere della sera torni sull’argomento sottolineando: «Condivido le parole di Luigi». Ma è gelo sulla trattativa. Non sta mettendo la faccia su un percorso che lo vede più che perplesso». E come non sospettarlo: il “Che de’ noantri” fa fatica, evidentemente, ad allinearsi alla condotta decisa da grillo per il Movimento in cerca di un dialogo impossibile col Pd. Lui, che ha costruito immagine politica e strategia della comunicazione sull’avversità ai dem di cui si augurava «l’estinzione». Lui che, come non a caso riporta il quotidiano di via Solferino, «sta per pubblicare un libro per Fazi sull’affaire Bibbiano — dove fino a pochi giorni fa il Pd «toglieva i bambini con l’elettrochoc per venderseli» (fonte M5s precrisi) —» e che, solo a maggio sulla corazzata di Largo del Nazareno dichiarava: «È un partito che non esiste, come Mark Caltagirone»… Lui che intercettato nelle vie del centro di Roma anche dall’Adnkronos, non vuol parlare della situazione politica e di fronte alle insistenze dei cronisti si limita a dire sulle parole di Luigi Di Maio: «Sui punti di programma? Li condivido al mille per mille», salvo poi correre via (letteralmente) via per evitare altri commenti. Lui, oggi, torna a suonare la carica e a chiamare i suoi all’adunata contro il Pd…

Dibba riapre a Salvini e…

Come spiegare, del resto, ai proseliti del rito grillino in grave ambasce, come rimarca sempre il Corriere della sera nell’insinuare dissapori e imbarazzo mal celati dal gueveriano di ritorno «che di recente si diceva «annoiato» per lo spettacolo offerto dalle navi che salvano i migranti (luglio 2019)» la possibilità di «andare a braccetto degli stessi che sono saliti sulla Sea Watch»? Come trovare la quadra con un partito con cui è impossibile tentare un’equazione politica? Insomma, come esporsi se quello che probabilmente si pensa non fa scopa con quello che si dovrebbe dire in questi giorni? Meglio evitare. Meglio trincerarsi dietro un cautelativo silenzio (almeno fino a ieri). Anzi, meglio sparigliare le carte sul tavolo da gioco pur sapendo che non sarà facile dopo aver partecipato al mega vertice toscano con Grillo e il soviet supremo pentastellato ed essersi inchinato al diktat finale, spiegarlo a Di Maio. Di più: come neutralizzare nei suoi il sospetto che Dibba voglia andare al voto per “defenestrare” e rimpiazzare di Maio, rinnegando tutta quella letteratura aziendale faticosamente messa in piedi e ostentata a suon di social e d’interviste che racconta la storia di un idilliaco rapporto tra i due amici di movimento che tra di loro si chiamano “fratelli”? Ma tant’è: oggi arriva il contrordine compagni del Dibba. E proprio mentre Giggino incontra il Pd di Zingaretti…

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