Condanna confermata per la Vicari, ex sottosegretario di Renzi. “Deve risarcire 218mila euro”

29 Ago 2019 16:42 - di Guido Liberati

I giudici della corte d’appello di Palermo hanno confermato la condanna dell’ex sottosegretario del governo Renzi, Simona Vicari al pagamento della somma di 218 mila euro in favore del comune di Cefalù. Ne dà notizia il quotidiano La Sicilia. All’ex senatrice Ncd, il tribunale di Palermo nel 2014 aveva contestato che non poteva percepire l’indennità dovuta come sindaco insieme a quella di deputato regionale. Era stata quindi condannata a restituire al comune 218 mila, oltre agli interessi legali nonché le spese legali.

Chi è Simona Vicari

Vicari, esponente di spicco del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e storica fedelissima di Renato Schifani, era stata eletta primo cittadino di Cefalù nel 1997, rimanendo in carica fino al 2007. Tra il 14 dicembre 1997 al 9 giugno 2002 aveva occupato anche un seggio all’Assemblea Regionale Siciliana, dove era stata eletta con Forza Italia, mantenendo entrambe le cariche e percependo il doppio stipendio. Era quindi approdata in Senato con il Pdl, per poi passare armi e bagagli con Alfano e Schifani. Un passaggio premiato con la nomina a sottosegretario nei governi guidati prima da Enrico Letta Matteo Renzi.

Vicari e lo scandalo del Rolex

La Vicari fu costretta alle dimissioni dopo essere stata indagata per corruzione dalla Procura di Palermo per aver fatto approvare un emendamento che portava dal 14 al 4 per cento l’Iva sui trasporti marittimi, favorendo così l’armatore Ettore Morace. Al Corriere della SeraVicari disse di conoscere Morace, «ma di aver aiutato la categoria, non lui». Poi, per difendersi dall’accusa di aver ricevuto un Rolex da cinquemila euro in regalo aveva detto, sibillina: «Ci sono ministri che hanno preso non uno ma tre Rolex e sono ancora in carica».

La difesa: “Condannata per un errore procedurale”

Nel 2015, la Vicari, si è appellata contro la sentenza di primo grado tentando di ribaltare la decisione. «La vicenda non può dirsi definitivamente risolta e men che mai chiarita. La Corte d’Appello – ha detto Simona Vicari – non è entrata nel merito della controversia ed ha rigettato l’appello perché sarebbe stato presentato fuori termine. Un errore procedurale che non mi ha dato la possibilità di far valere le mie ragioni. Pertanto non parlerei di alcuna vittoria della controparte. Valuteremo, nei prossimi giorni, come far valere le nostre motivazioni nei confronti della sentenza di primo grado».

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