Cambogia, è morto il criminale comunista Nuon Chea. Fu l’ideologo di Pol Pot

domenica 4 agosto 19:16 - di Redazione

«Confermiamo che l’accusato Nuon Chea è morto la sera del 4 agosto 2019». L’autore del laconico comunicato è il portavoce del Tribunale speciale della Cambogia. La persona deceduta è invece un nome circondato da una fama a dir poco sinistra per i cambogiani: Nuon Chea, infatti, è stato l’ideologo di Pol Pot, capo dei Khmer Rossi, fondatore di uno dei peggio riusciti esperimenti di tirannia comunista. Di quello spietato e brutale regime, che in soli quattro anni (1975-79) causò ben due milioni di morti e un numero incommensurabile di profughi, Chea è stato il numero due. Poche ore fa, all’età di 93 anni, è morto in un ospedale di Phnom Penh. Nel 2014, l’ideologo di Pol Pot fu condannato all’ergastolo per crimini contro l’umanità nel 2014. Nel 2018 si è aggiunta anche la condanna per genocidio.

Nuon Chea fu condannato per genocidio nel 2018

Tra il 1975 e il 1979, in Cambogia, ribattezzata Kampuchea Democratica, morirono quasi due milioni di persone. Un quarto dell’intera popolazione perse la vita per rincorrere l’utopia politica di un uomo, Pol Pot, passato alla storia come uno dei più grandi assassini mai esistiti. Nuon Chea era noto come il “Fratello numero 2”.

I Khmer Rossi uccisero due milioni di cambogiani

In realtà, per quanto possa apparire impossibile, era ancora più colpevole del Fratello numero 1 poiché lui la mente dell’apparato politico del terrore istituito in Cambogia, l’ideologo comunista più ascoltato durante il genocidio cambogiano. Dall’aprile 1976 al 1979 ricoprì anche la carica presidente dell’Assemblea rappresentativa del popolo nonché quella di vice segretario del Partito Comunista locale. Al termine della follia dei Khmer, Nuon Chea svanì nell’anonimato come molti altri criminali cambogiani. L’uomo viveva a Pailin, al confine con la Thailandia, fino a quando non fu arrestato nel 2007. Da tempo Chea era gravemente malato e il mese scorso era stato ricoverato in ospedale per ricevere cure di emergenza.

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