Toti avverte Berlusconi: «Senza cambiamento, il mio mandato è inutile»

martedì 30 luglio 16:35 - di Michele Pezza

Prima il tre luglio, ora il primo agosto: la dead line di Giovanni Toti è un confine mobile che si sposta a secondo delle circostanze e delle convenienze. Il suo vero problema è che Berlusconi non ha più alcuna intenzione di trattenerlo in Forza Italia. Lo considera una pratica già archiviata, un altro che ha sbattuto la porta del partito minacciando sfracelli per poi ritrovarsi con il classico pugno di mosche in mano. Il governatore della Liguria è convinto del contrario. Confida in sondaggi lusinghieri che lo danno al 22 per cento delle preferenze degli elettori del centrodestra: indietro a Salvini e alla Meloni, ma davanti all’altra coordinatrice Mara Carfagna e allo stesso Cavaliere.

Il 1° agosto il “Tavolo delle regole” decide sulle primarie

Soprattutto, ritiene maturo il momento per far digerire il cambiamento agli “azzurri” o portarsene dietro molti in caso di rottura. Sul punto, la sua coerenza è assoluta: «Se non si cambia assolutamente nulla, il mio mandato è inutile, visto che è un mandato per il cambiamento», è stata la sua risposta a chi gli chiedeva di anticipare le prossime mosse. In realtà aspetta il primo agosto, giorno in cui si riunirà il “Tavolo delle regole” che dovrà sagomare la Forza Italia rinnovata. Se la sua proposta di primarie aperte a tutti e non solo agli iscritti passerà, resterà a fare il coordinatore nazionale. In caso contrario, un minuto dopo lancerà i suoi circoli Italia in crescita previa rinuncia all’incarico, ma restando nel partito. Almeno fino a quando non saranno gli altri, cioè Berlusconi, a mandarlo via: «Se vogliono, saranno loro a cacciarci, noi non ci muoviamo da qui per fare la nostra battaglia di cambiamento», sussurrano i fedelissimi.

Toti pronto a dimettersi da coordinatore, ma restando in FI

Una mossa dettata dalle regole del gioco del cerino: perde chi si lo lascia spegnere tra le dita. In politica penalizza chi si assume la responsabilità della rottura. Il senatore Luigi Vitali, molto vicino a Toti, è pessimista: «Lo costringeranno a dimettersi», prevede. Nel contempo, però, non esclude uno strappo: «Se Forza Italia rimane quella di Tajani, che ha fatto il peggior risultato alle europee, è evidente che spazi non ce ne sono». Nel frattempo, il governatore mette a punto il suo tour nazionale di settembre per far conoscere Italia in crescita e ragiona sulle cinese future: Lega e FdI saranno alleati, ma in autonomia. La sintesi la traccia in fedelissimo della prima ora: «Meloni “copre” Salvini a destra, noi a sinistra».

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