Sui social tutti contro Laura Boldrini per l’incredibile astensione sul Codice rosso (video)

venerdì 19 luglio 12:41 - di Chiara Volpi

Pd e Leu – in testa a tutti si nota il no di Laura Boldrini – si sono astenuti sul Codice rosso, il ddl contro la violenza sulle donne. Il provvedimento che ad aprile era passato al vaglio di Montecitorio, ieri ha avuto il via libera definitivo al Senato sulla tutela delle vittime di abusi domestici e di genere e che contiene l’introduzione del reato di revenge porn e la violazione degli ordini di protezione, che diventa un illecito procedibile d’ufficio, non è stato votato dalle sinistre: Leu e Pd si sono astenuti.

Pd e Leu della Boldrini si astengono sul voto al ddl “Codice Rosso”

Incredibile, ma vero: dopo essersi riempite le bocche per anni sull’imprescindibilità delle “quote rosa”. Dopo anni e fiumi di parole spesi ad argomentare la soddisfazione di avere le donne in politica. Dopo una legislatura che ha visto la fondatrice di Leu sullo scranno della presidenza della Camera contrassegnare iniziative e commenti di condanna e stolking e femminicidio, tutto ti aspetteresti meno che l’astensione su un ddl che prova a fissare norme e pene a tutela delle donne vittime della sopraffazione violenta di mariti e congiunti. E invece, non solo le donne della sinistra – una gran parte di parlamentari e giornaliste – non considerano il fatto di dover ancora farsi perdonare il continuare a tacere sullo scempio di Bibbiano inferto a famiglie e minori, ma addirittura ostentano di schierarsi apertamente contro l’iniziativa parlamentare volta a fissare regole e confini di contenimento all’odioso fenomeno della violenza sulle donne, astenendosi dal votare e appioggiare il provvedimento con le norme e regole di contrasto. Una chiamata fuori che desta stupore e sospetto, tanto che la stessa Laura Boldrini si sente costretta a ricorrere a un video di spiegazione della propria presa di posizione e di quella di altre colleghe, dopo l’invettiva social subita.

Le accuse social, la toppa patchwork della n.1 di Leu

In particolare, stupisce l’astensione eccellente di Laura Boldrini che, non a caso, nelle ultime ore è stata presa di mira dai social che l’hanno bersagliata sui social di polemiche e invettive per non aver votato il Codice Rosso, lamentando le scarse risorse investite sulla formazione, risorse che magari, insinua il dubbio qualcuno, si sarebbero volute destinate all’associazionismo parafemminista o a qualche evento culturale in cui continuare a guardarsi l’ombelico e a parlarsi addosso. E così, come scrive tra gli altri in queste ore il sito de la Repubblica, «Laura Boldrini, l’ex presidente della Camera ora deputata di Leu, in prima linea nelle battaglie femminili e femministe, viene chiamata in causa per non avere detto sì tre mesi fa al Codice Rosso e per avere sostenuto stavolta la linea dell’astensione». E chiamata in causa non poco: tanto che la stessa ex “presidenta” si sente a un certo punto in dovere di spiegare e giustificare la sua scelta in un video, postato dal sito del quotidiano diretto da Verdelli, in cui piega le ragioni del dissenso. Come? Con le perplessità avanzate da altri e testualmente citate in un patchwork di  giudizi negativi espressi dal Csm al mondo dell’associazionismo rosa, da tutti un po’. Riperticando e facendo sue le posizioni di associazioni e personalità, a partire dall’esempio di Raffaella Palladino, presidente di DiRe, la rete nazionale antiviolenza che, cita la Boldrini, lamenta tra i vari argomenti la mancanza di fondi destinati agli addetti ai lavori: «Non si investe un euro per la formazione delle forze dell’ordine e del personale necessario…», legge cita la numero uno di Leu nel suo video giustificazionista..

Il video di giustificazioni di Laura Boldrini

E ancora: la commissione del Csm giudica negativamente il termine “troppo rigido” dei tre giorni entro cui il pm deve ascoltare la donna che ha denunciato la violenza. Valeria Valente presidente della commissione d’inchiesta sul femminicidio, sottolinea a sua volta il dato del mancato stanziamento di risorse. Elisa Ercoli di Differenza donna, l’associazione che gestisce la rete dei centri antiviolenza, ribadisce che «si ignora l’urgenza di una strategia di cambiamento culturale». Voci fuori dal coro, conclude la Boldrini, «che non si possono ignorare perché appartengono a chi si occupa ogni giorno delle vittime di violenza». Voci che avrebbero potuto confluire in quella sorta di interventismo giuridico-parlamentare convogliato nel ddl e che invece hanno scelto di tacere. Ancora una volta.

In basso, il video postato da la Repubblica su Youtube
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