Sicurezza bis, la fronda M5S terrorizza Di Maio: se non passa, Salvini stacca la spina

martedì 30 luglio 12:50 - di Valerio Falerni

Luigi Di Maio l’ha quasi sfangata. Per sprangare completamente la finestra elettorale di autunno non gli resta che togliere a Salvini l’ultimo alibi per “strappare” sul terreno che meglio conosce: la sicurezza. E di sicurezza (bis) si parlerà la prossima settimana al Senato. Il voto è previsto per martedì. Il decreto ha già superato l’esame della Camera nonostante la diserzione di 17 malpancisti grillini guidati da Fico.

Il governo rischia al Senato. Di Maio garantisce i voti grillini

Una storia che se dovesse ripetersi anche nell’aula di Palazzo Madama, dove lo scarto in favore della maggioranza giallo-verde è risicassimo, potrebbe mandare sotto il governo o farlo restare in vita solo grazie all’apporto determinante delle truppe di FdI, partito favorevole al provvedimento. A quel punto, certificare la morte del governo sarebbe per Salvini un gioco da ragazzi. L’unica strada per evitare quel che Di Maio considera uno scenario da incubo è il ricorso al voto di fiducia. Per ora non se ne parla, ma il capo politico del M5S è in attento ascolto di ogni alito di fronda giunga dalle stremate schiere pentastellate.Figuriamoci se gli sarà quindi sfuggito il grido di guerra lanciato dalla senatrice Elena Fattori dalle colonne del Corriere della Sera contro il decreto sicurezza bis: «Non lo voterò. Ci si avvia verso uno stato di polizia. Siamo alla barbarie».

Ma la dissidente Fattori incita alla rivolta

Parole incandescenti che per quanto pronunciate da una dissidente storica, rischiano di appiccare comunque l’incendio in un M5S ridotto davvero a mal partito. A Di Maio non resta perciò che gettare acqua sul fuoco prima che divampi: garantisce l’approvazione del decreto anche al Senato e bolla come «solo fantasia e chiacchiere lontane dalla realtà» le voci che danno per possibile un accordo con il Pd. Il resto è affidato alla contabilità della fronda interna e alla “lettura” dei movimenti dei vari Fico, Di Battista e dello stesso Grillo. Saranno in definitiva le loro mosse a stabilire se una volta chiusa la finestra elettorale di settembre i Cinquestelle debbano continuare a governare (e a perdere) con Salvini.

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