Sea Watch, il riflesso pavloviano del Csm a difesa del gip che ha scarcerato la Rackete

mercoledì 10 luglio 13:55 - di Roberto Frulli
La vicenda della nave Sea Watch approda ora al Csm che ha aperto una pratica a tutela del gip Alessandra Vella

Nel momento in cui la reputazione della magistratura è finita praticamente sotto le suole delle scarpe, fra decisioni stupefacenti e sentenze incomprensibili e impopolari, scontri intestini tra correnti sindacali litigiose come comari, devastanti intercettazioni di chiacchiere imbarazzanti e penosi giochi di potere, che arrivano a lambire il Quirinale, per accaparrarsi le poltrone più ambite e remunerative, al Csm – che è parte in causa di queste ridicole guerre fra bande in toga – sentono l’impellente necessità di aprire una pratica a tutela della gip, Alessandra Vella, cioè la magistrata agrigentina che ha scarcerato la cosiddetta “capitana” della Sea Watch, Carola Rackete con una sentenza che definire storica ma anche surreale, è dire poco: i confini nazionali, che una volta erano sacri, ora si possono violare serenamente. E chi se ne fotte della legge. Purché si racconti che si è fatto tutto questo per salvare vite umane. Che poi non sia vero, beh, questo è un dettaglio secondario e perfino ininfluente.

Ora, che a corto di argomenti calcistici l’italiano medio e pure quello non medio trovino interessante chiacchierare, nel tempo libero, del più e del meno, ci sta. Come ci sta che si finisca per chiacchierare anche di questa magistratura che si sta scavando allegramente la fossa da sola.
Ma, qui il Csm ci sta dando del suo, di brutto, per rendersi ridicolo e impopolare. Perché ci vuole una faccia tosta esemplare perfino a pensare una cosa del genere. Figuriamoci a farla.
In un Paese in cui la Costituzione, usata spesso a sproposito come un lenzuolo per coprire le porcate peggiori, recita che «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione», appare perlomeno singolare che la Casta della magistratura si ritenga intoccabile e incriticabile, molto molto aldisopra del tutto.
La richiesta formulata al Comitato di presidenza del Csm e sottoscritta, mercoledì scorso, da tutti i consiglieri togati del Csm non può che apparire, insomma, come un clamoroso autogol della magistratura peggiorato solo dalla decisione di discutere la pratica.

Commenti

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  • mauro 11 luglio 2019

    Vergogna nella vergogna…!!! Quel GIP ha scritto a pag.11 della sua ordinanza che le navi della GdF non sarebbero navi militari, citando una sentenza della Corte Costituzionale (n°35/2000). Peccato che la sentenza citata dica a pag.6:”Al riguardo è sufficiente qui ricordare…che le unità navali della GdF sono qualificate navi militari, iscritte nei ruoli speciali del naviglio militare dello Stato; battono “bandiera da guerra” e sono assimilate a quelle della Marina Militare; sono quindi considerate navi militari agli effetti della legge penale militare…” richiamando poi l’art. 200 del Codice della Navigazione e l’applicabilità degli artt.1099 e 1100 C.d.N……Orbene, la Dott.ssa Vella è una totale incompetente o non sa leggere l’italiano o ha scritto consapevolmente una falsità…????? ai posteri l’ardua sentenza…ai contemporanei solo lo schifo e la vergogna per l’operato di certi magistrati (la m minuscola non è un refuso)…!!!

  • Giuseppe Forconi 11 luglio 2019

    Il CSM e’ solo un impiego ben pagato, ma chi comanda e’ il partito “PD”, li si decide chi deve vivere o chi deve morire. VIVA L’ITALIA.

  • Sandro Cecconi 10 luglio 2019

    Frulli, questa presa di posizione del CSM completamente screditato quotidianamente dalle notizie che escono è qualcosa di abominevole.

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