Salvini in Sicilia, chiusi due centri profughi: “È un bel giorno per la legalità” (video)

martedì 9 luglio 14:10 - di Davide Ventola


«Sul Cara siamo passati dalle parole ai fatti. Pensiamo già a cosa verrà al suo posto. Si recupereranno al presidio del territorio uomini e donne, si risparmieranno un sacco di quattrini: lavoriamo per ricollocare lavoratori, ma la Sicilia, Catania e Mineo non possono fondare il loro futuro sull’immigrazione. Oggi è un bel giorno per legalità territorio che dedico ai due anziani massacrati». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, al Centro accoglienza richiedenti asilo di Mineo.

Bagno di folla per il vicepremier in Sicilia

Il ministro dell’Interno, in precedenza ha fatto tappa a Caltagirone, dove ha inaugurato il nuovo commissariato di polizia. «Questo doveva essere, in base alle carte, un centro per ospitare minori stranieri non accompagnati, ma fortunatamente siamo riusciti a ridurre, mettendoci in gioco, il numero di arrivi, il numero di morti. Adesso, invece qui ci saranno 61 uomini e donne delle forze dell’ordine grazie alla cocciutaggine e alla perseveranza delle istituzioni locali, regionali e nazionali». Salvini ha parlato anche di numeri incoraggianti. «Ho visto i dati sui reati a Catania e in provincia – ha aggiunto – ci sono segnali positivi: calano i furti in abitazione e le rapine. E questo presidio di polizia sicuramente aiuterà».

Salvini: “Contro i mafiosi non basta l’ergastolo”

In Sicilia, Salvini ha ovviamente affrontato anche il tema dei temi: la lotta alla mafia. «So che qui c’è una battaglia contro il crimine, via per via, contrada per contrada, qualcuno è all’ergastolo, ma evidentemente l’ergastolo non basta per andare a sgominare e aggredire». «Alla fine dell’anno scorso – aggiunge Salvini – sono stati confiscati beni per quasi due milioni di euro a qualcuno che si ritiene il padrone di Caltagirone».

Altro tema non eluso dal leader leghista, la tanto agognata riforma della giustizia.«La giustizia necessita di una seria e profonda riforma. Qualcosa non funziona. Se rinviamo di sei mesi in sei mesi non siamo un Paese civile». Così Salvini, rispondendo a una domanda sul rinvio a dicembre dell’udienza del processo che si celebra a Catania sugli appalti al centro richiedenti asilo. «Sugli esiti non mi pronuncio – ha aggiunto- ma in un business di decine di milioni di euro, certamente le assunzioni non sono state dettate dal merito e dalla trasparenza…».

 

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