Salvini dice zecca alla Rackete. E Fulvio Abbate se la prende (a torto) con il FdG

domenica 21 luglio 17:44 - di Redazione

Ora, non è il caso di stare qui a fare una storia lessicale dell’epiteto “zecca” rivolto a chi appartiene alla sinistra estrema. Di fatto esso rimanda a quel substrato linguistico colloquiale, espulso dai vocabolari dotti, che nel gioco dell’amico-nemico in politica ci può stare o ci potrebbe stare se non imperasse a sinistra certo doppiopesismo da voltastomaco per cui loro possono dirti che sei disumano ma tu non puoi dire “zecca”.

Ma soprattutto non lo puoi dire alla brava Carola Rackete, la Jean d’Arc pettinata alla Bob Marley dell’esercito dei compagni rosa fucsia. C’è Enrico Mentana che fa post contro le bufale che macchiano l’onore della Capitana e c’è lo scrittore Fulvio Abbate che, lancia in resta, si fa cavaliere vindice contro le intemerate del Salvinaccio lùmbard. Tutti moschettieri proni alla causa della reginetta tedesca (anche crucca non si può dire)

Ma non è nemmeno questo il punto. Il fatto è che Fulvio Abbate, nel corso del suo indignato articolo contro la miseria antropologica di chi fa uso del termine “zecca” per definire l’altro da sé (che può essere messo tranquillamente a testa in giù, magari, ma mai e poi mai paragonato a un vile parassita ematofago) a un certo punto tira in ballo Giorgia Meloni e il Fronte della Gioventù (anche se lei fu a capo dei giovani di An, quando il FdG non c’era più).

Ed ecco cosa scrive Fulvio Abbate: “Zecca è anche un insulto-stella polare che anticipa e illumina la consuetudine attitudinale tra il leghista Salvini e la post-fascista Giorgia Meloni. Quante volte sui manifesti del Fronte della gioventù e suoi derivati, con la grafica manuale autoctona nera codificata da Jack Marchal, abbiamo letto di “zecche”, magari affiancati a un omaggio a Léon Degrelle o piuttosto a Primo Carnera, “campione d’Italia in camicia nera”?”.

Ecco appunto, quante volte? Mai. Manifesti del FdG inneggianti a Leon Degrelle non ci risultano. Meloni ha invitato alla festa di Atreju lo scorso anno Steve Bannon: che Abbate si sia confuso? E’ possibile. Slogan nei cortei del FdG con la parola “zecche” non ci risultano. Anzi, il termine gergale era talmente diffuso agli inizi degli anni Ottanta che lo usavano i figli di papà per definire i proletari/borgatari o anche i ciellini per definire quelli che a destra venivano chiamati e sono ancora chiamati i “compagni”. E infine Jack Marchal: il quale fu autore del famoso topino di fogna del fumetto con cui i “camerati” facevano ironia su se stessi. Topo ripreso nel 1974 da La Voce dalla Fogna di Marco Tarchi. Un linguaggio iconico irriverente e autoreferenziale (chi se le filava le zecche…). Questo per dovere di verità filologica.

Commenti

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  • Gughy 22 luglio 2019

    La parola “zecca” per qualcuno è molto offensiva e volgare. Ma poiché vanno di moda vocaboli esterofili, prevalentemente inglesi, tipo spread, job act, navigator, flat tax, ecc., per esprimere i vocaboli tipo “zecca”, “piattola”, “mangia pane a tradimento” o il più volgare “leccaculo” si possono usare gli equivalenti anglofoni (o traduzioni approssimate) che suonano rispettivamente “tick”, “crab”, “bread eater by treachery” e “brown noser”; (per chi non ha compreso l’ultima: agli annusatori il naso è marrò perché si è sporcato di mer..@.)
    Decisamente molto più “polite”.

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