Rubano il seggio al Senato. Serve ai Cinquestelle. Schiaffo ad ogni regola

mercoledì 31 luglio 20:11 - di Andrea Giorni

Vergogna a Cinquestelle al Senato per rubare un seggio da portare in dote alla maggioranza di governo.
Con una procedura mai vista, l’assemblea di Palazzo Madama ha votato con 150 voti favorevoli l’assegnazione di un seggio spettante alla Sicilia, dirottandolo sull’Umbria. Risultato: il gruppo pentastellato passa da 106 a 107 senatori.

Tutto contro la Costituzione, denuncia Balboni (Fdi)

La vicenda parte dalla giunta per le elezioni per l’esame di un ricorso dei Cinquestelle, palesemente incostituzionale. Il perché lo spiega il senatore Balboni, presidente dell’organo parlamentare ed esponente di Fratelli d’Italia, che sul voto è rimasto in minoranza. La Costituzione assegna i seggi del Senato su base regionale. Trasferire un seggio siciliano all’Umbria non è possibile. Secondo motivo: ogni regione assegna i propri senatori in base alla popolazione. All’Umbria ne spettavano sette, ora ne ha otto.
Balboni ha ricordato la vicenda anche in aula, a palazzo Madama. E da quel che si è ricostruito, la colpa è proprio dei Cinquestelle, che nel fare le liste in Sicilia si sono avvalsi del tanto odiato – a chiacchiere – meccanismo delle pluricandidature. I seggi li hanno ottenuti, ma avevano una persona in meno da mandare al Senato. E così hanno preteso a maggioranza di farsi assegnare un senatore in più. Peggio della peggiore casta.

Hanno rischiato di andare sotto

Ma non è finita: perché nell’attribuzione del seggio alla loro candidata Emma Ravanelli, i grillini e la maggioranza hanno rischiato persino di soccombere nella giunta per le elezioni. Perché mancavano due senatori della variopinta coalizione di governo. Il loro relatore, grillino (a proposito di conflitto di interesse…) si è messo a fare ostruzionismo, sostenendo – al contrario di quanto dichiarato in aula – che non c’era certezza che il senatore siciliano spettasse proprio all’Umbria. Quando i due esponenti di maggioranza sono riusciti finalmente ad arrivare nella giunta per le elezioni, al relatore non è parso vero. Ha dichiarato di aver chiarito nella sua testa nel frattempo il dubbio che aveva e si poteva dunque votare.
Una vergogna senza pari, che fa a pugni con la democrazia, uno schiaffo ad ogni regola.

Commenti

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  • Sandro Cecconi 31 luglio 2019

    Giorni, mi spiace per lei ma concordo totalmente con la Signora Meloni. A qualsiasi governicchio, ne abbiamo avuti tanti in Italia per nostra disgrazia, preferisco questo mini governicchio a qualsiasi altro con la sinistra e/o tecnico. Poi se lei vorrà aderire “Altra Italia”, magari insieme a qualche suo conoscente di qualsivoglia ordine e grado, l’argomento appartiene soltanto alla sue sfera di libertà.

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