Romani invita Forza Italia al suicidio: «Copiamo il Pd»

martedì 9 luglio 12:49 - di Guglielmo Federici

«Forza Italia deve ritrovare la strada». Questo è certo. Come? Quale? Facile. «Copiamo il Pd». Detta così, l’espressione ha un efetto deflagrante. Uno scherzo? Una gag da cabaret? O un consiglio infausto, tra il serio e il faceto, di uno che ti vuole male e ti aiuta per il declino? Non è che il Pd sia un modello vincente… Niente di tutto questo, in teoria. A dare questa indicazione illuminante a Forza Italia per ritrovare la strada giusta è il senatore azzurro Paolo Romani, che in un’intervista al ‘Dubbio’ smentisce qualsiasi astio tra Silvio Berlusconi, leader e fondatore del partito e il rampante governatore della Liguria, Giovanni Toti. Però Romani preme l’acceleratore sul bisogno di riformare il partito: «O si cambia in fretta o si muore». L’invito garibaldino che portò bene all’Italia, potrebbe essere invece un malaugurio per Forza Italia.

Romani scopre le primarie

Invece Romani è proprio convinto.  Una rivoluzione in FI passa dal confronto con il modello e l’esperienza del Partito democratico. Insomma, un copia e incolla. Il che è piuttosto indecoroso. Non solo. Bizzarra appare la scoperta di un meccanismo di selezione a lungo osteggiato proprio nel partito di Berlusconi: le primarie. «Il Pd era al minimo storico con Renzi – rileva Romani- e Zingaretti non è un leader carismatico, ma è passato dal 17% al 23% grazie a 1,6 milioni di votanti alle primarie. Noi dobbiamo avere questo riferimento: Fi deve dare ai suoi elettori uno strumento per sentirsi a casa, un metodo di partecipazione diverso rispetto al clima verticistico di oggi». Da ridere. Nel Pd se le stanno dando di santa ragione ogni giorno: non sembra una gran bella casa la loro, non sembra un modo proficuo per partecipare. Eppure a Romani piace il modello Pd. «I candidati alla leadership sono già molti – prosegue – da Toti, a Carfagna e anche Gelmini, che prima era contraria alle primarie e ora decide di partecipare». Primarie, una parola passa-partout riscoperta dopo che per anni Berlusconi le ha sempre schizzate. Senza contare che anche Renzi fu scelto segretario con le primarie. Non pare goda di grande salute politica, attualmente.

«Berlusconi come un re»

Secondo Romani prima occorre definire le regole in un tavolo allargato che «non comprenda solo chi corre, poi ci si pone il problema di chi sostenere». Insomma, una cosa lunga. I contenuti verranno poi. Non solo, manca un tassello, e che tassello: il nodo del ruolo che il Cavaliere avrà in questo nuovo scenario. Romani conclude con un finale col botto: «In quanto fondatore, è ovvio che Berlusconi sia il riferimento ultimo del partito. A me piace immaginarlo come quello di un re che da monarca assoluto diventa monarca costituzionale. Come tutti i re, anche Berlusconi ora emana il suo Statuto albertino». No non è il copione di una commedia.

Commenti

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  • Sandro Cecconi 9 luglio 2019

    Federici, era scritto a caratteri cubitali. Non si deve meravigliare. Lei sa bene che quando “i piccoli parlano, i grandi hanno già parlato”.

    Niente di nuovo sotto il sole con determinati personaggi. Ovviamente non mi riferisco ai piccoli ma ai grandi.

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