Rampelli: «Le periferie delle città distrutte dalla sinistra, ma le scuse non arrivano mai…»

martedì 16 luglio 11:16 - di Redazione

«Chi è stato colpevole di aver fatto scempio del territorio, costringendo decine di milioni di persone a vivere male la loro esistenza, oggi parla di riqualificazione delle periferie. E mentre quelle italiane venivano abbandonate, la Francia investiva 30 miliardi di euro per farle uscire dall’emergenza pianificando giganteschi programmi di sostituzione edilizia. Adesso però, in Italia, sembrano tutti convertiti al nuovo totem della ‘rigenerazione urbana. Ma si può rigenerare’, una terminologia docile per non ammettere di aver fallito. Scampia a Napoli, il quartiere Zen a Palermo Corviale a Roma, sono rigenerabili?», si è interrogato alla Camera Fabio Rampelli, esponente di Fratelli d’Italia e vicepresidente di Montecitorio, intervenendo sulla discussione delle mozioni in materia di politiche urbane e riqualificazione delle periferie.
«La sub cultura catto-comunista ha distrutto le nostre città, ma non ha il coraggio dell’autocritica. Periferie dilaniate dall’ideologia materialista, nel combinato disposto tra la matrice socialista e quella liberista. Periferie mono funzionali che garantivano il controllo sociale nei paesi del socialismo reale e incrementavano i profitti con gli edifici a stecca e a torre intorno alle città occidentali. Due modelli che hanno alimentato la speculazione economica, realizzato gli stessi aborti urbani, lo stesso invivibile gigantismo. Le relazioni ai piani regolatori di Bologna fanno esplicitamente riferimento alle tipologie urbanistiche di Leningrado e Stalingrado, anche per questo la sinistra deve chiedere scusa. Segno di un’Europa occidentale culturalmente subalterna al modello comunista.
Città tristemente uguali in ogni latitudine geografica del pianeta, prive d’identità e appartenenza, desolate e costrette a un degrado urbano cui presto si è aggiunto quello sociale.
La zonizzazione, meccanismo obsoleto di fine ‘800 deve saltare in aria perché l’unica città vivibile è la città fatta di quartieri compatti, a misura d’uomo, multifunzionali, con i negozi al piano terra, gli uffici ai primi piani e le residenze sopra, attraversabile a piedi in pochi minuti sul modello delle maglie centuriati romane. Basta ipermercati, aree industriali, cittadelle del terziario, giganteschi inaccessibili spazi vuoti e dispendiosi quanto inefficaci trasporti collettivi. E quella del consumo zero di suolo zero è un’altra idiozia, perché il suolo degradato va consumato per consentire la riqualificazione del tessuto urbano e blindare il suolo pregiato. E allora il termine rigenerazione urbana non è adatto, è necessario demolire e ricostruire per mettere l’uomo in armonia, in equilibrio con il territorio, per rivoluzionare i codici che nell’ultimo secolo hanno ispirato ecomostri e periferie, autentici non luoghi colpevoli della segregazione sociale», ha concluso Rampelli.

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