Pusher senegalese libero, Cassazione surreale: i vicoli di Genova “aiutano” i poliziotti

giovedì 11 luglio 12:46 - di Redazione

Allucinante decisione dei giudici della Cassazione. La conformazione ambientale dei vicoli del centro storico di Genova può agevolare l’arresto di uno spacciatore perché consente di fare ricorso a “molteplici soluzioni stradali” e non sempre agevola la vendita di sostanze stupefacenti. E’ quanto hanno stabilito gli Ermellini  annullando l’arresto di un pusher a cui era stata contestata l’ aggravante del luogo, in questo caso i carruggi, che avrebbe limitato l’azione repressiva delle forze dell’ordine.

Un caso allucinante

Il caso – riportato da sti locali e poi diffuso dalle agenzie – riguarda uno spacciatore fermato dagli agenti del commissariato Pre’ che alla vista degli agenti era scappato sputando 12 involucri di cocaina, poco più di 4 grammi. Negli ultimi mesi la contestazione dell’aggravante del luogo da parte dell’accusa aveva consentito di incidere con più efficacia nel contrasto del fenomeno nei vicoli. Per gli Ermellini, però, il giudice dovrà valutare caso per caso perché non sempre i carruggi favoriscono la fuga del malvivente ma anzi potrebbero essere uno “strumento” in mano a poliziotti e carabinieri che, conoscendo le strade possono sapere come dislocarsi per bloccare le vie di fuga “dividendosi nei vicoli e percorrendo itinerari differenti così da precludere le vie di salvezza”. Allucinante. Sconcertati ogni giorno che passa.

L’ira degli agenti

La Uil sicurezza, mediante un comunicato commenta con durezza la decisione dei giudici di non considerare i vicoli un’aggravante, come fatto invece dai tribunali che li avevano preceduti: “A nostro avviso è gravissimo che uno spacciatore sia stato rilasciato poiché l’aggravante è decaduta in quanto per la conformazione toponomastica è per le forze di polizia garanzia per poter con maggiore facilità assicurare la gente di malaffare nelle mani della giustizia. Noi della Uil Sicurezza – prosegue il comunicato -, siamo a dir poco scandalizzati e vorremmo conoscere le ragioni della surreale decisione”.

 

Commenti

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  • maurizio pinna 11 luglio 2019

    Nel 1966, Gillo Pontecorvo realizzò un film sulla Guerra D’Algeria “La Battaglia d’Algeri”, doveva essere una critica al colonialismo e invece divenne un manuale di controguerriglia: per presidiare la Casbah, piena di vicoli, ci volle una Divisione di parà. Oggi, lo storico intervento, ci dice che non è vero, anzi, invece di una Divisione basta una compagnia. Ne prendiamo atto.

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