Pur di difendere Spadafora, la Boschi rinfaccia a Salvini le bambole di gomma

mercoledì 10 luglio 11:12 - di Romana Fabiani

«Salvini non può chiedere a Spadafora di dimettersi, perché sul sessismo della Lega Spadafora dice la verità. Mi chiedo però dove fossero i Cinquestelle quando, durante la campagna elettorale, Salvini esponeva bambole di gomma, paragonandole alle sue avversarie politiche. Però un dato è certo: il linguaggio violento e discriminatorio nei confronti delle donne, può scatenare atti violenti. È già successo». Come un’Erinni scatenata  Maria Elena Boschi, dalle colonne di Repubblica, che sollevato la tempesta dulla “deriva sessista” in Italia, va all’attacco di Salvini dopo la denuncia del sottosegretario grillino, Vincenzo Spadafora. Il vicepremier leghista, che ha osato definire la capitana della Sea Watch un “sbruffoncella”, secondo la “Madonnina” renziana «ha grosse responsabilità a cominciare dal fatto che non espelle dai suoi social gli odiatori delle donne. Però questo modo di procedere mi sembra ipocrita», aggiunge l’ex ministra – nel senso che Spadafora accusa Matteo Salvini di sessismo ma poi i Cinquestelle continuano a governare con la Lega. Ma il tema vero sono i centri antiviolenza».

Boschi all’attacco del sessista Salvini

La Boschi cavalca con goffa destrezza l’onda salviniana e si unisce agli allarmi dei sinceri democratici per il pericolo leghista-sovranista, maschilista-sessista. Non solo il leader del Carroccio gioca con le bambole gonfiabili ma chiede le dimissioni di chi, alleato di governo, glielo fa notare. Il peggio del peggio. Insomma l’esecutivo vive di contraddizioni, i grillini vorrebbero sfilarsi dalla grinfie dell’Uomo nero ma poi non mollano la poltrona. Elmetto in testa, la Boschi replica anche alle accuse di Spadafora sui fondi (11 milioni) dirottati sotto la sua responsabilità dai centri anti-violenza ad altre priorità: «Bugie. Quei fondi non erano destinati fin dall’inizio alla gestione dei centri, ma facevano parte di uno stanziamento aggiuntivo da utilizzare in misure di contrasto alla violenza. E sono stati spesi con progetti vagliati dalla Corte dei Conti».

Una tempesta in un bicchier d’acqua

In un primo tempo, dopo le accuse del sottosegretario 5Stelle all’alleato di governo, Salvini non ha esitato a chiederne le dimissioni. L’ennesima tempesta sul governo gialloverde. L’effetto iniziale è stato l’annullamento della presentazione del primo censimento nazionale dei centri antiviolenza. Qualche ora dopo Salvini feena e garantisce che il governo non è messo in discussione. Di Maio spazientito in serata chiude la partita: «Spadafora non si dimette. Punto».

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