Pd, se le danno di santa ragione. Lotti: «Ipocriti. Usano due pesi e due misure»

sabato 6 luglio 12:21 - di Adriana De Conto

Se le danno di santa ragione. Questo è il Pd che conosciamo. Questa è la polveriera di sempre. E’ una gara al “chi accusa chi”. Tocca a tutti. Matteo Renzi che affonda il colpo mortale contro il Pd. Carlo Calenda e Luca Lotti che preparano la scissione. Il botta  e risposta su Repubblica Renzi-Gentiloni. Ce n’è per tutti i gusti. Si stanno distruggendo da soli.

Botta e risposta Renzi-Gentiloni

La resa dei conti tra i dem è fitta. C’è Renzi sempre più solo e rancoroso che nella lettera consegnata a Repubblica ha sparato a zero contro l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti e l’ex capo del governo Paolo Gentiloni in tema di immigrazione. Sostenendo che fu da lì, ossia da quando lui aveva già lasciato la poltrona di premier a Palazzo Chigi, che è iniziato il declino del Pd e l’ascesa di Salvini. In realtà, l’attacco è più vasto e sembra prendere di mira la pax zingarettiana. Che infatti si sfarina. Si risvegliano fazioni e contrasti mai sopiti veramente. Con Renzi si schierano Maria Elena Boschi e Matteo Orfini. Zingaretti rimanda le accuse al mittente: «Renzi era all’epoca il segretario e rieletto con grande consenso dalle primarie Pd. Faccio fatica a credere che questi temi gli siano sfuggiti di mano, quindi interpreto l’intervista anche come una severa autocritica…». Giù botte.

Anche Calenda non ci sta alla lettura di Renzi. «Molte parti condivisibili ma non l’attacco a Paolo Gentiloni e Minniti. Non ricominciamo a farci del male». Invito fuori tempo massimo, anche se il suo staff nelle settimane scorse ha spedito un sms a tutti i firmatari del suo manifesto dando appuntamento a inizio 2020 per lanciare un nuovo soggetto politico moderato. Calenda insiste, ma se lo filano in pochi tra i dem.

L’accusa di Luca Lotti al Pd: «Ipocriti»

Sembra lavorare seriamente alla scissione anche Luca Lotti, che ormai si sente un “sopportato” nel Pd dopo lo scandalo micidiale della toghe. Lotti ha riunito i 70 parlamentari della sua componente, ipotizzando l’addio al Pd dopo la tornata elettorale delle regionali nel 2020. E’ velenoso contro i vertici del Pd.  Parla di un “festival dell’ipocrisia”. «Qualcuno, anche chi ha chiesto un mio passo indietro – ha affermato – dice che si tratta solo di una questione di opportunità politica. Dispiace constatare che quando, ad esempio, membri del nostro partito hanno organizzato comitati per No al referendum costituzionale, il livello di inopportunità politica aveva parametri diversi». Così come «dispiace vedere che in altri casi ci siano stati due pesi e due misure. Per me tutto questo ha una sola giustificazione: l’ipocrisia, un’ipocrisia difficile da accettare». Pesante pesantissimo.

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