Parrocco pestato da baby gang dell’Est: “Si sentono impuniti, non siate buonisti”

lunedì 15 luglio 17:36 - di Davide Ventola

Minacce, pugni e insulti al parrocco di San Giorgio Martire di Chirignago. I protagonisti sono minorenni serbi e albanesi, la vittima è don Roberto Trevisiol, settantenne sacerdote veneto, che ha denunciato il fatto.

Il parroco intimidito dal capo della gang: “Sono serbo”

Il racconto di quel che è successo lo fa lui stesso nel foglio parrocchiale “Proposta”: «Stavo intitolando questo intervento – racconta – Viva Salvini, poi ho pensato che avrei buttato la cosa in politica…». Don Roberto descrive un’opera sistematica di devastazione delle strutture parrocchiali di San Giorgio Martire, che si ripete quasi ogni notte. Alla fine, don Roberto riesce a cogliere sul fatto i delinquenti, che nella denuncia descrive in età tra i 13 e i 16 anni. «Sono intervenuto di corsa, ho chiamato fuori i vandali, li ho aspramente rimproverati, e mentre qualcuno chiamava la polizia ne ho seguito uno, apparentemente il capo, per non permettergli di dileguarsi. Naturalmente quello mi insultava perché lo seguivo e ad un certo momento, con gli occhi fuori dalle orbite, con un ghigno da straduro, per incutermi paura mi ha gridato: “Ma sai che io sono serbo?” Ho dovuto presentare un esposto presso il commissariato di Marghera e l’ho fatto nel pomeriggio di giovedì».

Insulti, schiaffi e minacce dalla baby gang

Ma è solo l’inizio «Poche ore dopo vengo di nuovo chiamato perché ci sono altri ragazzi dentro il campetto che in quell’ora è chiuso. Li chiamo fuori e li rimprovero e subito uno, il capetto di turno, mi colpisce con un pugno. Chiamo il 113 e decido anche questa volta di seguire il tizio per evitare che si dilegui e chi s’è visto s’è visto. Dalla piazza arrivo fino a via Marovich tra insulti del tipo: “prete pedofilo di merda, non rompermi i co…” e via così. Poiché continuo a seguirlo mi grida: “Ma sai che vengo dall’Albania?”. E poi all’improvviso mi colpisce con due potentissimi ceffoni che mi rompono gli occhiali e mi fanno perdere una lente». Una violenza inaudita solo perché il sacerdote ha “preteso” di difendere i beni della parrocchia e il rispetto di regole minime di convivenza.

«Finalmente – continua don Roberto – arrivano gli agenti. E solo allora ritorno a casa. Dico: ma è possibile che dei ragazzini possano fare quello che vogliono in casa d’altri, possano offendere con un linguaggio che fino a poco tempo fa non apparteneva nemmeno alla suburra, che possano picchiare il parroco settantenne e, per legge, debbano rimanere impuniti?»

Il parroco ai fedeli: “Non siate codardi, fatevi rispettare”

«Di fronte a questi fatti si può:

1) Essere buonisti e dire: poveri ragazzi…

2) Essere codardi e guardare da un’altra parte…

3) Essere determinati a chiedere il rispetto per sé e per tutti, anche a costo di essere minacciati, offesi ed alla fine bastonati. Io –conclude il parroco – sto per la terza opzione».

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