Non scherziamo: l’assassinio del carabiniere uguale a quella benda?

30 Lug 2019 11:06 - di Andrea Migliavacca

Dall’avv. Andrea Migliavacca riceviamo e volentieri pubblichiamo

La prima volta che ho prestato giuramento è stata indossando l’uniforme del Carabiniere, la seconda da praticante, la terza da avvocato, la quarta da Vice Procuratore onorario (incarico del quale mi sono spogliato quasi subito) e non escludo di giurare una quinta volta, per completare un ciclo a suo tempo interrotto. Questo solo per dire che dovrebbero essermi chiari i diritti ed i doveri, previsti dalla Costituzione, per le varie funzioni assunte.
E’ possibile che la mia sia una voce fuori dal coro, magari stonata, che stride rispetto a quanto si “conviene” od al “pensiero unico”, ma – nel rispetto della Costituzione, in generale, e del codice deontologico forense, in particolare – ritengo di poter esprimere (ancora) la mia opinione, giusta o sbagliata che sia; ovviamente nel rispetto dei limiti e per il decoro, che la professione forense dovrebbe imporre ed al contempo garantire.

“Carabinieri si nasce, non si diventa”

Il Comandante del reparto al quale sono stato destinato, nel giorno del congedo, pronunciò alcune frasi che ancora oggi riecheggiano nella mia mente: “Carabinieri si nasce, non si diventa”. Ed aveva ragione, perché quel (seppur breve) periodo nell’Arma ha determinato quello spirito di appartenenza, che si ravviva ogniqualvolta un Carabiniere viene coinvolto, in un tragico episodio, come quello di questi giorni.
Il nostro è un paese strano, nel quale la faziosità pare essere l’unico denominatore comune; si è pro o contro, a prescindere. Le Forze dell’Ordine sono osannate da alcuni ed avversate da altri: quegli stessi che – pronunciando frasi di circostanza – enfatizzano i loro errori, gli eccessi e/o l’ingenuità (come quella di rendere pubblica una sequenza di immagini).
Più il tempo trascorre e più vengono meno alcune certezze. Uno strano meccanismo nel quale le regole, all’occorrenza, possono essere trasgredite, oppure diventare rigidissime. Sembra quasi di vivere l’orrore descritto in una nota canzone degli Stones, nella quale si diceva: “ogni poliziotto è un criminale ed ogni peccatore un santo”.

Prima di tutto la vita umana

Voglio essere libero di esprimere il mio dolore per la brutale uccisione di un rappresentante dello Stato, descrivendolo quale fatto molto più grave rispetto all’esecrabile condotta del bendaggio dell’arrestato. Questo secondo evento, però (che si potrebbe prestare a varie interpretazioni, nelle quali si sovrappone l’ingenuità di chi maneggia i social con un’abile manovra diplomatica) è stato enfatizzato al punto tale da minimizzare il primo. Spero di poter ancora scrivere, che – secondo la mia gradazione dei valori – il rispetto della vita umana, viene prima di quello della dignità, pure importante.
Mi auguro, ripeto, di poterlo ancora fare a prescindere dalle indicazioni dell’Unione Nazionale delle Camere Penali, che si è rivolta ai Consigli degli Ordini degli avvocati, “per esortare a un rigoroso rispetto delle norme deontologiche e a un rigoroso esercizio del potere disciplinare, affinché il populismo giudiziario non travolga anche l’avvocatura”.
Il decoro e la dignità si distinguono anche per la libertà di espressione del pensiero, ovviamente nel rispetto dei limiti. L’intervento, tuttavia, appare più come una coercizione del pensiero, che per rammentare il rispetto del codice deontologico, che ho sempre rispettato.

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