Nell’affaire dei rubli russi alla Lega spunta una banca “fantasma” con i bilanci di una pizzeria…

sabato 20 luglio 15:07 - di Domenico Bruni

L‘affaire del Metropol sembra sempre più una gigantesca bolla di sapone: secondo quanto rivelato oggi dal Corriere della Sera, i fantomatici fondi russi per la Lega sarebbero dovuti passare per un’altrettanto fantomatica banca d’affati anglo-tedesca, dietro la quale c’è non una banca vera e propria ma una finanziaria provata con due soli dipendenti e un bilancio che il Corriere definisce “da pizzeria”. Difficile credere che ci sia qualcosa di serio dietro. Persino la sede di questa finanziaria a Roma è nello studio dell’avvocato Meranda,che nel frattempo è stato sfrattato per morosità. Ma i pm di Milano titolari dell’inchiesta sui presunti fondi russi alla Lega non si arrendono e lavorano: stanno leggendo i documenti sequestrati nelle perquisizioni scattate nei confronti dei tre imputati per corruzione internazionale, Gianluca Savoini, l’avvocato Gianluca Meranda e Francesco Vannucci, tre intermediatori di non eccelsa caratura, anzi. Ma è anche sui partecipanti alla cena del 17 ottobre, che precede l’incontro all’hotel Metropol, che si concentrerebbe l’attenzione dell’aggiunto Fabio De Pasquale e dei pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta. Da ambienti giudiziari, stranamente piuttosto abbottonati su un’inchiesta che si preannuncia lunga e complessa, si lascia intendere che ora l’attenzione si concentra sul reato e dunque il  focus principale non è la Lega. Nessuna conferma che l’audio abbia un’origine italiana, anche se appare l’ipotesi più probabile visto che lo scambio di informazioni con la Russia è piuttosto difficoltoso, così come nessuno svela se l’affare legato al petrolio davvero non si è concretizzato, come dichiarato da alcuni protagonisti della vicenda. L’affare petrolio peraltro è già stato smentito da più parti, tra cui l’Eni, a cui un’azienda russa avrebbe dovuto vendere tre milioni di tonnellate di petrolio. Da quanto trapela per le prossime ore non è atteso nessun interrogatorio, l’attenzione dunque è sul “materiale interessante” sequestrato nei giorni scorsi e ora nelle mani degli inquirenti. Il caso fu tirato fuori tempestivamente dal solito Espresso, e questo basterebbe per capire di cosa si tratta.

L’esperto: strano che l’audio esca proprio adesso…

Ma c’è anche il parere di un esperto. L’affaire Metropol? “Ha tutta l’aria di essere frutto di una serie di ricatti incrociati. A questi tipi di captazioni in cui un po’ si parla in russo, un po’ in inglese, un po’ in italiano ci credo molto poco e credo ancora meno alle intercettazioni stagionate”. A parlare all’Adnkronos è Gioacchino Genchi, l’ex funzionario del ministero dell’Interno, esperto di informatica e telefonia e superconsulente di innumerevoli procure consegnato alla cronaca per il cosiddetto archivio Genchi, che raccoglieva i dati del suo lavoro sui tabulati telefonici condotto per conto di diversi magistrati, da Giovanni Falcone a Luigi de Magistris. A insospettire l’ex poliziotto è soprattutto il fatto che l’audio esca “dopo diversi mesi, in un momento delicato per la situazione politica italiana ed europea, e se vogliamo anche internazionale, per colpire un leader politico del quale si può dire di tutto, ma che ha la fiducia di gran parte degli italiani. Per la prima volta l’Italia afferma la sua dignità nazionale, è chiaro che di nemici ne abbia tanti”, sottolinea Genchi, secondo cui la vicenda “nella migliore delle ipotesi è una farloccata”, visto anche dove si è tenuto l’incontro, “il Metropol, luogo di spie, di trafficanti a pochi passi dal Cremlino e dal Bolshoi”. Dopo di che, conclude, “se si trovano soldi ben venga”.

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