Nel Pd litigano anche sulle presenze Rai: «Zingaretti, ci vai grazie a me»

lunedì 22 luglio 17:43 - di Michele Pezza

È un fiume in piena Michele Anzaldi, l’uomo forte di Matteo Renzi in Commissione vigilanza Rai al tempo in cui il Rottamatore sedeva a Palazzo Chigi. Da allora sembra passata un era geologica. Anzaldi è sempre lì a fare il suo dovere di contaminuti delle presenze del Pd in video e in voce sugli schermi del servizio pubblico e a farne motivo di protesta, ma senza godere più di coperture: né al governo, ovviamente, né al Nazareno, dove c’è ora Nicola Zingaretti. Mai però avrebbe immaginato che i suoi strali anti-Rai potessero condurlo un giorno in rotta di collisione proprio con il segretario del suo stesso partito.

Lo sfogo del renziano Anzaldi contro il segretario del Pd

Ma è proprio quel che è accaduto dopo una polemica a suon di tweet tra Anzaldi e Maurizio Gasparri, uno che la Rai la conosce come pochi essendo stato a lungo ministro delle Comunicazioni  nonché padre della legge che regola il settore. Dopo essere stato “silenziato” da Gasparri, Anzaldi fa sapere di attendersi la solidarietà di Zingaretti, cui manda pure i saluti. E la solidarietà arriva, ma in maniera alquanto tortuosa: «A parte i saluti – aveva infatti tuittato il segretario Pd – non ho mai conosciuto o parlato con l’onorevole del mio partito Michele Anzaldi, mi fa piacere che oggi si ricordi che sono il suo segretario. A lui va tutta la mia solidarietà. Ovviamente a nessun parlamentare può essere chiesto di tacere, Gasparri deve saperlo». Una scudisciata in pieno volto gli avrebbe fatto meno male.

Sul partito incombe l’incubo-scissione

Anzaldi infatti si dichiara «sbalordito» e dà libero sfogo alla sua delusione: «Prima il segretario mi attacca a freddo in maniera incomprensibile, in un tweet che rispondeva a una questione del giorno prima, poi viene usato un retweet per dichiarare la presunta pace. Ma se qualcuno condivide una mia denuncia – aggiunge -, come quella sul conflitto di interessi Paragone-M5s-Tg1, penso che dovrebbe farlo per convinzione, non per mandare chissà quale segnale. Ma che modo è di agire e pensare? Lo trovo offensivo». In un’intervista al Tempo era stato ancora più duro: «Ma Zingaretti – aveva detto – prima di apostrofarmi in quel modo, avrebbe dovuto tenere ben presente una cosa. Che se ogni tanto riesce ancora ad andare a parlare un minuto in Rai è anche per le battaglie che fa il sottoscritto». Come a dire: «Zingaretti core ‘ngrato».

 

 

 

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