Nel mondo delle Forze Armate rabbia e sconcerto per la decisione di scarcerare Carola Rackete

mercoledì 3 luglio 14:42 - di Redazione

Il caso Sea Watch è tutt’altro che chiuso per il mondo delle Forze Armate e della polizia: la decisione di scarcerare la comandante della Sea Watch Carola Rackete ha creato rabbia e sconcerto, così come il tentativo di passare sotto silenzio le illegalità commesse dalla capitana.

Qualcuno ne parla apertamente, altri preferiscono non esporsi – racconta il magazine Ofcs.report – ma “quasi tutto il mondo militare e delle forze dell’ordine, però, non ha digerito la decisione del gip di Agrigento che ha rilasciato il capitano della Sea Watch, Carola Rackete”.

Già prima dell’interrogatorio di garanzia, il Cocer della Guardia di Finanza aveva espresso il suo disappunto anche su alcune posizioni (di politici e non solo) che chiedevano la liberazione della Rackete nonostante il tentativo di speronamento della motovedetta proprio della Gdf. E dopo la decisione del gip di Agrigento, la questione è diventata ancora più calda. Il malumore e l’amarezza all’interno delle forze armate è tangibile.

Il Cocer carabinieri: “Le leggi vanno applicate”

“Quanto accaduto con la Sea Watch – commenta a Ofcs.report il delegato Cocer Carabinieri, Antonio Tarallo – dimostra quanto sia difficile per le forze dell’ordine far rispettare le leggi dello Stato Italiano e quanto sia sempre più ampia la distanza tra chi opera e chi giudica. Le leggi vanno applicate e non interpretate – sottolinea – altrimenti il caos ci travolgerà e noi poveri uomini in uniforme saremo sempre più vittime della delinquenza. Senza parlare dei parlamentari che dovrebbero dare il giusto esempio e invece politicizzano tutto”.

Anche l’ammiraglio Felice De Nicola con un post su Facebook si è detto “costernato come tutti i veri militari ed i liberi cittadini”. E poi ha aggiunto: “Il gip di Agrigento non convalida l’arresto perché la Tunisia non risulterebbe porto sicuro quando migliaia di turisti fanno settimanalmente le crociere in quei porti??? E poi la motovedetta della GdF non sarebbe nave da “guerra”? Ma se sono navi militari essendo iscritte nel Ruolo speciale naviglio militare.Sono equiparate alle navi da guerra, secondo la Cassazione, ai fini della tutela penale riservata ad esse. Nel caso di guerra concorrono al dispositivo navale di difesa marittima!!! Tutte le motovedette della GdF hanno la bandiera da guerra della Marina Militare! Ma anche se fosse stata una barchetta al servizio del prefetto, non sarebbe stato lo stesso un gravissimo attentato criminale alle nostre leggi italiane? Non possiamo che chiedere che nel concorso in magistratura sia inserito diritto della navigazione nazionale e internazionale”.

Commenti

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  • Arnaldo CANZIANI 3 luglio 2019

    Il dispositivo della sentenza della GIP, peraltro sotto inchiesta del CSM, puzza di avvocatesco e defensionale lontano un miglio – Sarebbe possibile indagare sugli eventuali rapporti fra la stessa GIP e i legali -o il mondo- della Sea Watch ?

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