Le ong sfidano Salvini: Alan Kurdi e Alex verso Lampedusa. L’alt del Viminale

sabato 6 luglio 11:30 - di Giovanna Taormina

Le ong provocano contro Salvini. Dopo il caso Sea Watch 3, altre due imbarcazioni delle ong con a bordo migranti salvati al largo della Libia si trovano in mezzo al mare. E hanno individuato Lampedusa come porto più vicino e sicuro.  «Dopo aver salvato 65 naufraghi navighiamo ora verso Lampedusa». Lo scrive in un post su Fb la ong Sea-Eye sulla situazione della nave Alan Kurdi. «Non ci facciamo intimidire da un ministro dell’Interno, piuttosto ci dirigiamo verso il porto sicuro più vicino», conclude Sea Eye. E poi ancora: «La legge del mare dovrebbe essere applicata sempre, anche se un rappresentante del governo si rifiuta di seguirla». Da fonti del Viminale si apprende che una motovedetta della Guardia di Finanza ha notificato al comandante della Alan Kurdi il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali italiane.

Alan Kurdi e il caso del veliero Alex

Non c’è solo la Alan Kurdi a provocare tensioni. Nel frattempo, infatti, in un post su Facebook, Mediterranea Saving Humans chiarisce la situazione del veliero Alex. «Non è vero che abbiamo rifiutato Malta e non cerchiamo impunità. Non è vero che Alex ha rifiutato di andare a Malta. Ha accettato La Valletta  – si legge – come porto sicuro da ieri notte, pur nella consapevolezza dell’assurdità di non permettere lo sbarco nel porto sicuro più vicino di Lampedusa. Questo per preservare i naufraghi a bordo dallo spettacolo indecente di giorni di trattative in mare».

Mediterranea: «Non cerchiamo impunità»

«Quello che abbiamo chiesto – prosegue ancora il post – sono però delle garanzie per la sicurezza dei naufraghi e per la nostra. Tra le quali quella di navigare con a bordo solo con 18 persone equipaggio incluso. Perché questo è il numero massimo di portata della nostra barca a vela. Abbiamo chiesto inoltre di potere sbarcare le poche persone migranti che avremmo così a bordo al limite delle acque territoriali maltesi. Questo perché da italiani non vogliamo essere sottoposti al regime di un paese straniero che in passato ha sequestrato le navi della società civile senza alcuna procedura di trasparenza».

«Questo non significa affatto cercare impunità. Perché cerca impunità chi ha commesso dei reati, e non è questo il nostro caso. Abbiamo persino rispettato il divieto di non entrare in acque italiane. Nonostante un giudice abbia appena chiarito che il decreto sicurezza bis non si applichi alle navi che hanno effettuato un soccorso»,  prosegue Mediterranea. E poi ancora: «Ma forse è questo il problema del governo italiano, non avere sponda per attaccarci. E per questo cerca di ordire trappole altrove, con un assurdo scambio di ostaggi (Italia prende 50 migranti da Malta in cambio di quelli che abbiamo a bordo) con un’operazione crudele e anche economicamente ingiustificabile». «Restiamo in attesa di risposta dalle autorità italiane. Perché fino ad ora (fatta eccezione per comunicati stampa che mentono spudoratamente) restiamo senza alcuna risposta formale alle nostre richieste. La situazione non sarà gestibile ancora a lungo», conclude la ong. La risposta del Viminale: «Cibo e acqua per la nave Alex, ma ong vuole lo scontro per andare a Lampedusa».

La risposta di Mediterranea

«Dopo una notte di scambi con i Centri di coordinamento dei soccorsi di Malta e Italia, è del tutto evidente che partire per il porto de La Valletta nelle attuali condizioni significherebbe mettere a rischio la sicurezza e l’incolumità delle persone a bordo della Alex». Lo sottolinea Mediterranea Saving Humans sulla situazione dell’imbarcazione Alex. «Abbiamo addirittura scoperto che, secondo Itmrcc di Roma, in prossimità dell’arrivo nelle acque territoriali maltesi, Alex dovrebbe caricare di nuovo a bordo, in spregio a qualsiasi norma sulla sicurezza della navigazione, tutte e 41 le persone ed entrare così nel porto di La Valletta», sottolinea. «Inquietanti sono poi le notizie di stampa – prosegue Mediterranea – che, da diverse autorevoli fonti, denunciano l’esistenza di un accordo tra il governo italiano e quello maltese. Finalizzato al sequestro dell’imbarcazione Alex e all’arresto di tutto il nostro equipaggio. Atti ritorsivi fuori da ogni rispetto dello stato di diritto». «In queste condizioni – conclude Mediterranea – nel pieno rispetto del diritto internazionale, delle Convenzioni marittime e delle linee guida dell’Imo, abbiamo appena reiterato la richiesta di assegnazione del porto sicuro più vicino di Lampedusa come Place of Safety».

Commenti

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  • Fernando 7 luglio 2019

    Siete dei fuorilegge che ricuperate emigranri Seplicemente epoliticamente a scopo di lucro definirei pirati mi augoro un blocco mavale quanto prima

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