L’alchimia e i suoi simboli nei palazzi, nelle chiese e nei fumetti. A Savigliano una mostra tutta da vedere (video)

domenica 14 luglio 17:07 - di Annalisa Terranova

Si è aperta a Savigliano (Cuneo) ai primi di luglio e sarà visitabile fino al 6 gennaio la mostra Ars Regia. La Granda alchemica, curata da Enzo Biffi Gentili e ospitata a Palazzo Taffini d’Acceglio e a Palazzo Muratori Cravetta.

Un percorso che parte dalla figura di Carlo Emanuele I di Savoia, che frequentò esoteristi e cultori dell’alchimia come Giacomo Antonio Gromo e Angelo Ingegneri, e li osservava “distillare diversi materiali”, oltre a ricevere in dedica un testo fondamentale della storia dell’alchimia, Il mondo magico degli heroi di Cesare della Riviera. La mostra parte proprio da un’installazione a Palazzo Cravetta dove si rende omaggio al Duca che qui -ammalotosi di peste – spirò il 26 luglio del 1630. Una morte (predetta da Nostradamus) raffigurata nel dipinto La morte di Carlo Emanuele I del 1891. Alla morte naturale si accompagna però la raffigurazione in oro della statua dello stesso Duca, nel salone d’onore di Palazzo Taffini, una scelta pittorica che allude a una “trasmutazione spirituale”.

Quello di Carlo Emanuele I non fu un caso isolato nella dinastia sabauda: un filone tutto da esplorare secondo Biffi Gentili, il quale spiega anche che il Cuneese e il Piemonte in generale hanno visto all’opera artisti e illustratori dichiaratamente affascinati dall’alchimia, tra cui Piero Grida, che illustrò la copertina della prima edizione de Il Signore degli Anelli di Tolkien e il più famoso Pinot Gallizio, molti dei cui quadri rinviano all’alchimia: La materia è una cosa seria, Madonna del triangolo, Il mistero delle Cattedrali. Gallizio fu anche uno speziale e cultore della medicina naturale.

I simboli alchemici si ritrovano poi nell’ermetica architettura della Chiesa di San Lorenzo a Saliceto (i cui dettagli sono offerti al visitatore della mostra attraverso le fotografie di Daniele Regis) attribuita alla scuola di Leon Battista Alberti: la rosa e la croce, la fenice, l’Ermete Trismegisto, il Bafometto dei Templari, la salamandra, l’Atanor. Si tratta di un bene-faro per i cultori dell’alchimia e dell’esoterismo, tra i quali lo studioso locale Guido Araldo che al mistero di questa chiesa, eretta nel primo ‘500, ha dedicato anni di ricerche. Tra Chiesa e Arte Regia i rapporti non furono sempre ottimi, come dimostra la bolla ostile a chi praticava l’alchimia di papa Giovanni XXII.

Eppure non mancarono i francescani alchimisti: un filone che giunge fino ai nostri tempi con l’associazione Dioce (nome tratto da un verso di Pound) che proprio nell’Oratorio torinese di San Filippo Neri allestisce mostre e organizza convegni sulla semiologia del sacro. Il padre del Santo, del resto, era anche lui un cultore dell’Ars Regia…

La mostra esplora anche le ricadute sull’immaginario e sui saperi contemporanei con una sezione dedicata all’alchimia di massa e ai profumi (l’aroma del sacro). L’elemento supereroico nel fumetto, ad esempio, rimanda al mago Mandrake di Lee Falk apparso nel 1934, il cui nome – fa notare Lorenzo Barberis in un saggio presente nel catalogo della mostra – rimanda all’alchemica Mandragora. Ma non va  dimenticata l’avventura Rosa Alchemica di Corto Maltese mentre, andando più indietro, nel 1930 Giovanni Manca raccontava sul Corriere dei Piccoli di un fluido alchemico, l’Arcivernice, in grado di dare vita ai disegni. Un concetto che viene portato a compimento  dall’animazione di Disney e che attraverso i fumetti giapponesi trasporta l’alchimia di massa nei videogames.

Da segnalare infine che le illustrazioni del catalogo (La Granda alchemica, a cura di Enzo Biffi Gentili, L’Artistica editrice) sono affidate a un giovane illustratore, Alessandro Kalla Calabrese, che si ispira alla grande tradizione iconografica ermetica e all’iconologia allegorica.

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