Juncker ne ha fatta un’altra: l’accordo col Sudamerica penalizza la nostra carne, frutta e verdura

lunedì 1 luglio 14:32 - di Redazione

“Inaccettabili i toni soddisfatti che la Commissione europea sta usando per salutare la conclusione dell’accordo bilaterale Ue-Mercosur (è il mercato comune dell’America meridionale. Ne fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela).” Così in una nota Luigi Scordamaglia numero uno di Filiera Italia. “Un patto commerciale assolutamente squilibrato – sottolinea – che concede importazioni a dazi ridottissimi di enormi quantità di prodotti agroalimentari a fronte di concessioni minime per i prodotti europei. Fissato a 99.000 tonnellate di carne bovina, infatti, il quantitativo esportabile dai paesi del Mercosur a dazi ridotti, 180.000 tonnellate per il pollame e 60.000 tonnellate per il riso”. Di contro, rileva, “sono previste solo 30.000 tonnellate di prodotti caseari per tutta Europa e una tutela tutta da capire di 357 denominazioni di origine da attuare in 9 anni “senza nessun impegno a rimuovere le barriere non tariffarie che oggi ne impediscono di fatto l’accesso”, sottolineano da Filiera Italia. “Un accordo chiuso da una commissione uscente che mette il punto a una discussione durata 20 anni con una decisione ‘estiva’ – dice Scordamaglia – che legittima un doppio standard: accettare grandi quantità di prodotti stranieri che tra l’altro non rispondono in termini ambientali e sociali – su cui vengono previsti generici e poco vincolanti impegni – né di sicurezza, agli standard sempre più rigidi (e costosi) imposti ai produttori dell’Ue”. L’ipocrisia di Juncker e Maelstrom, poi, “raggiunge l’apice quando si inneggia ad accordo a favore del clima – rincarano da Filiera Italia – Solo sulla carne bovina il Brasile è campione di deforestazione e assenza di tecnologia per minimizzare emissioni gas serra, segmento in cui invece l’Italia è leader”. E prosegue il numero uno di Filiera Italia “un’intesa siglata, tra l’altro, nel peggiore dei momenti: in un mercato comunitario reso instabile dalla Brexit, con una totale situazione di incertezza del prossimo bilancio e quindi della prossima Pac”. ”Importante ora, conclude Scordamaglia, “che l’Italia si pronunci chiaramente contro la sua conclusione e soprattutto su una sua implementazione rigida e con garanzie precise, unendo la sua voce a Francia, Irlanda, Polonia ed altri Paesi europei che vedono chiaramente il rischio di un accordo che presenterà un conto salato al settore agroalimentare ed ancora di più ai consumatori dell’Ue”.

(Foto tratta dal Fb di bilaterals.org)

 

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