Il Di Maio furioso si sfoga: “Ogni volta riunioni con Conte e quell’altro…”

lunedì 29 luglio 19:00 - di Redazione

Forse è il caldo, ma forse no. Fatto sta che Luigi Di Maio è sull’orlo di una crisi di nervi. Sarà per l’affaire Tav? A porte chiuse infatti dice: “A volte siamo costretti a subire l’atteggiamento della Lega che è insopportabile. Ma dopo le elezioni non avevamo alternativa: o andavamo all’opposizione o cercavamo di portare a casa il più possibile nelle peggiori condizioni. Ogni volta che si deve approvare un provvedimento, in Parlamento o in Consiglio dei ministri, ci dobbiamo sedere a un tavolo io, Conte e quell’altro là e dobbiamo fare un accordo. Ogni volta”, ha detto infatti Luigi Di Maio nel corso di un incontro a porte chiuse con gli attivisti grillini a Cosenza: l’audio però è stato pubblicato dalla testata calabrese LaCnews24. “Quando ti siedi a quel tavolo non puoi pretendere, perché se lo fai anche l’altro pretende e non si porta a casa niente. Se non esistesse questo contratto con la Lega, in Parlamento ci sarebbe ancora un partito unico, quello a favore di Radio radicale e della Tav”, ha rimarcato il vicepremier 5 Stelle.

Di Maio conferma che il governo non cadrà

“In questo momento il partito unico non vede l’ora di far cadere il governo, perché a settembre si vota sul taglio dei parlamentari. Io però nel frattempo mi prendo i vaffanculo di chi dice che faccio gli accordi con Salvini. A me farebbe pure comodo far cadere il governo, perché nonostante la regola dei due mandati resterei comunque il capo politico, ma penso ai risultati da ottenere da qui a dicembre: taglio del cuneo fiscale, riduzione canore Rai, acqua pubblica, taglio dei parlamentari”, ha aggiunto Di Maio, confermando quindi che il governo non cade.

Sull’autonomia, Di Maio ha preferito affidare il suo pensiero a un post su Facebook: “Grazie all’Osservatorio per l’autonomia che abbiamo lanciato questa mattina alla Federico II di Napoli, stiamo scrivendo una nuova autonomia, un’autonomia migliore. Le risorse devono essere ripartite equamente in tutta Italia. Le università del Sud avranno un ruolo cruciale nel seguire tutto il percorso. E questo è fondamentale, perché credo che l’autonomia si debba fare, ma senza danneggiare altre regioni”. “Per arrivare a questo, le altre regioni devono essere messe nella condizione di cogliere un’occasione storica: quella di un’autonomia che ci permetta di garantire, insieme, i livelli essenziali di prestazione, il fondo di perequazione e un investimento straordinario sul Sud. Per come era stata progettata – prosegue il vicepremier – questa autonomia andava a discapito non solo delle regioni del Sud, ma anche del centro. L’esempio è la scuola. Grazie al MoVimento 5 Stelle si è scongiurato il problema dei docenti su base regionale. Non avrebbe avuto senso che un bambino che si iscrive a scuola, se lo fa in una regione ha più docenti o docenti pagati di più, e, se si iscrive in un’altra regione, ha meno insegnanti o meno pagati. Non sceglie lui dove nascere, la sua scuola deve essere all’altezza in tutta Italia e soprattutto deve essere una e indivisibile”. “Ecco quale dovrà essere il ruolo dell’Osservatorio e del sistema accademico, guidarci e stare al nostro fianco durante il percorso che ci porterà all’autonomia. Perché l’autonomia sarà fatta, ma nessuno può permettersi di indebolire l’Italia: e indebolire il centro-sud significherebbe fare un danno a tutta l’Italia. Anche no”, conclude il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro.

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