Ignoranti, lasciate stare Antigone… lo studente bacchetta Roberto Vecchioni

lunedì 1 luglio 14:40 - di Redazione

Secondo Roberto Vecchioni, che è un ex insegnante, Carola Rackete è ormai, a tutti gli effetti, la Capitana Antigone. Lei rappresenta le ragioni del cuore contro la ragion di Stato. Dunque non si può che stare dalla sua parte. Non è un paragone solo suo. E’ stato nelle ultime ore un paragone abusato. Vi è stato qualcuno che ha perfino postato la foto della capitana con la scritta: “Hanno arrestato la bontà”. Uno stupidario pro-migranti che ha coinvolto la tragedia di Sofocle a suon di strafalcioni (è stato scritto, anche, che Antigone era una sorta di criptofemminista…).

Questo il riassunto della tragedia: il figlio più giovane di Edipo, Eteocle, esilia il fratello maggiore Polinice. Questi attacca Tebe ma né l’uno ne l’altro l’ hanno vinta perché muoiono entrambi in battaglia. Eteocle riceve le onoranze funebri, che invece vengono rifiutate a Polinice, dichiarato traditore della città dallo zio Creonte. Apprendendo questa notizia, Antigone – sorella di Eteocle -,nonostante il consiglio dell’altra sorella, più giovane, Ismene, si ostina a pretendere che il corpo del fratello venga sepolto al fine che il suo spirito possa riposare in pace; quindi si reca da lui per rendergli omaggio da sola. Viene pertanto arrestata e condotta presso Creonte che giudica colpevoli entrambe le sorelle e decide il loro imprigionamento, rimproverando ad Antigone la disobbedienza ai suoi ordini.Ma Emone, figlio di Creonte, supplica il padre in favore di Antigone della quale è promesso sposo. Questi lo deride e ignora le sue suppliche. L’indovino Tiresia avverte Creonte che gli dei sono molto irritati per la sua mancanza di rispetto verso i morti, e che tutto ciò porterà il figlio di Creonte a morire per castigo. Creonte, preoccupato, si affretta a far liberare Antigone, sepolta viva, e a far seppellire Polinice. Ma quando arriva alla sua tomba la fanciulla è già morta, suicidatasi. Emone stringe il corpo della fidanzata morta, si getta quindi sul padre per ucciderlo, ma, mancato il bersaglio, rivolge l’arma contro se stesso, uccidendosi. Creonte, ritorna al palazzo per apprendere che la moglie Euridice s’è tolta la vita dopo esser stata colpita dalla notizia della morte del figlio, egli rimane così solo, chiuso nel suo dolore.

Uno studente ha però contestato l’interpretazione di Roberto Vecchioni, con una lettera che è stata pubblicata sul blog di Nicola Porro. “Carola non può in alcun modo essere paragonata ad Antigone – argomenta lo studente, iscritto al primo anno di Giurisprudenza – nella narrazione che fa Vecchioni la “meravigliosa” Antigone-Carola rappresenta il bene mentre Creonte-Salvini il male. Questa interpretazione non è corretta, e per capirlo bisogna muovere dalle origini della tragedia greca”.

Quindi spiega che la tragedia greca era “un mezzo per educare la collettività, tanto che, per essere rappresentata, doveva vincere un “concorso pubblico”. Ci permettiamo adesso, alla luce di quanto scritto, di fare una considerazione banale. Avrebbero mai potuto i magistrati ateniesi autorizzare la rappresentazione di una tragedia (anzi, farla vincere!) che esalta la disubbidienza alle leggi cittadine? Evidentemente no, ed infatti non è questo il tema su cui vuol farci riflettere Sofocle. Non c’è nessun diritto naturale a cui Antigone si appella, i Greci nemmeno ne avevano l’idea, non vi sono ragioni di cuore (casomai ve ne sarebbero di pratiche, visto che morti tutti i maschi della sua stirpe alla ragazza non era più garantita rappresentanza processuale). Ella semplicemente rispetta un altro diritto, ugualmente positivo, che è quello “comune” dei greci, fondato sulla consuetudine, che imponeva di seppellire i morti. Non disubbidisce all’editto di Creonte, semplicemente non lo considera. Abbiamo qui due ordinamenti che si scontrano, quello cittadino e quello comune”.

“È opportuno però far notare – conclude lo studente – che se è vero che Creonte “si chiude” e non vuol sentire le ragioni della nipote, è altrettanto vero che Antigone ha una posizione estremamente dogmatica, ritiene che chi conosca l’ordinamento non possa che essere d’accordo con lei. Si rifiuta di ascoltare lo zio, al quale interessava la salvezza dello stato. Antigone è responsabile del suo destino tanto quanto Creonte. Se c’è una cosa che la tragedia vuole insegnarci è che la violenza si genera nel momento in cui si rifiuta il confronto, fossilizzandosi sulla propria posizione. Smettiamola quindi di chiamare Carola Antigone. Anzi facciamolo, ma da una diversa prospettiva”.

Commenti

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  • Polinice 2 luglio 2019

    Tutto dipende anche da dove Creonte aveva messo i 49 milioni…..

  • Davide 2 luglio 2019

    il grande Vecchioni potrà aver anche esagerato, e sicuramente la sua lettura della Antigone sofoclea risente di romanticismo-sentimentalismo, così come la visione dell’attualità di coloritura politica; detto questo, l'”interpretazione” dello studente / il “commento giornalistico” alla stessa come riportato qui sopra raccapricciano, agnoscono in modo radicale i significati e la genesi della tragedia greca, nel suo valore di mezzo catartico e di continua deduzione-esplorazione archetipica dell’animo umano.
    Risultato: a Vecchioni 6-, ai suoi commentatori 4

  • valerie 2 luglio 2019

    Una giovane e brillante mente pensante che ovviamente, nel momento in cui comincerà a dare fastidio agli ipocriti criptoassassini rosso-arcobaleno, dovrà patire le pene dell’inferno.

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