Hanno fatto “santo” Borrelli. Ma era un giacobino feroce

lunedì 22 luglio 17:47 - di Corrado Vitale

Non hanno esagerato, Stefania e Bobo Craxi, quando hanno definito “golpe” l’operazione Mani Pulite condotta da Francesco Saverio Borrelli e dal pool di magistrati della Procura milanese nel fatale biennio 1992-1993. Fu un colpo di mano, non tanto e non soltanto perché spazzò via la classe dirigente della Prima Repubblica (che era comunque destinata al tramonto), ma perché, da quel momento in poi, la magistratura ha inaugurato la prassi  di mettere lo zampino (e in molti casi lo zampone) nella vita politica intaliana, in una sorta di “commissariamento” delle istituzioni rappresentative che, in qualche modo, è ancora pienamente in corso, o almeno che continua a essere tentato, come recentemente è dimostrato  dalle prove di incriminazione di Salvini per la sua politica sui migranti.

Borrelli, che in queste ore è oggetto di una sorta di “santificazione” da parte dei mass media, era dunque una “toga rossa”, anzi il capo delle “toghe rosse”? È una spiegazione riduttiva e per certi aspetti fuorviante. In realtà l’ex capo del pool Mani Pulite era un giacobino. E anche dei più intrasigenti. E ciò va detto nel pieno rispetto della persona e nel più convinto cordoglio per la sua scomparsa. Giacobino non è una cattiva parola, è solo una definizione ideologica, un termine che aiuta a capire una fase di passaggio nella recente vicenda storico-politica italiana (e non solo): quella del tramonto della “politica” e dell’ascesa della “giurisdizione” come massima regolatrice della vita associata, con l'”etica” che si fa giudice della “realpolitik”, trasfomandola da virtù da uomo di Stato a vizio da politicante. Non importa se il politico governi bene o male, l’importante è che non si macchi dell’ orrendo crimine della corruzione.

Il fatto che l’interventismo dei magistrati sia stato associato alla sinistra è una circostanza dovuta solo alla dabbenaggine della sinistra stessa, una caduta d’intelligenza il cui primo responsabile fu Achille Occhetto (pensava che sarebbe andato al governo sull’onda delle inchieste dei giudici) e che ha in vario modo condizionato tutti i leader dell’ex Pci, poi Pds, poi ancora Ds e infine Pd, a seguito del connubio con gli ex democristiani di sinistra. La dabbenaggine è dipesa dal fatto che la sinistra, facendosi giustizialista, ha perso la sua anima, passando dal progressimo al giacobinismo. E alla fine è rimasta schiacciata dallo stesso meccanismo che pensava di controllare.

Non sono però mancati, a sinistra, gli spiriti liberi da pregiudizi, gente che ha saputo vedere il pericolo dall’inizio e che ha provato a frenare tale pericolosa deriva.  Uno di questi è Giovanni Pellegrino, che negli anni  Novanta passò dalla presidenza della Giunta per le Immunità del Senato a quella della Commissione Stragi. In un libro intervista con Giovanni Fasanella, La guerra civile, Pellegrino parlò del «disegno egemonico»  concepito da una parte dei magistrati sul finire della Prima Repubblica, attirandosi con ciò le ire di una parte consistente dei pm d’Italia. E uno dei critici più duri  fu appunto Borrelli.

La sinistra italiana fu sorda  a quell’allarme. Mal gliene incolse. Dopo aver perso l’anima, alla fine ha perso anche i voti.

 

Commenti

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  • Albert 2019 23 luglio 2019

    Per quei magistrati di “mani pulite” esistevano solo la corruzione, il finanziamento illecito, l’abuso d’ufficio. Tutti gli altri reati – anche quelli gravissimi (stupri, omicidi, rapine, estorsioni, violenze, furti, infortuni sul lavoro, ecc.) – per loro erano “micro-criminalità”. Non avrei mai voluto essere processato da magistrati come loro.

  • giovanni vuolo 22 luglio 2019

    Proprio così . Mani pulite è stato uno dei momenti più squallidi della storia d’ Italia. Ha dato inizio alla politica giudiziaria, mortificando una prima Repubblica che, tutto sommato, ci aveva regalato un mezzo secolo di serenità. Sono stati usati metodi da Santa Inquisizione e, dove si trovavano solo elementi diafani, ci si è costruito il “casus” , senza dimenticare che qualcuno si è anche suicidato. Una pagina vergognosa dell’uso strumentale della Giustizia, che ancora oggi ci condiziona l’esistenza,. In dispregio peraltro alla nobilissima tradizione italiana ,culla del Diritto, ed in vil dispregio a quei Magistrati che si sono immolati per tenere fede al oro altissimo Uffizio. Vergogna,vergogna, vergogna

  • federico 22 luglio 2019

    Tangentopoli e “resistere”: la prevaricazione di una casta sulla democrazia
    La corruzione era maggiore allora o ora?
    Stiamo meglio ora o stavamo meglio nel 1992, nel 2002?

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