È attacco ai treni: incendio doloso dietro il blocco ferroviario tra Roma e Firenze

lunedì 22 luglio 10:26 - di Federica Parbuoni

C’è un incendio dietro il caos che stamattina ha causato il blocco della circolazione ferroviaria all’altezza di Firenze, dividendo in due l’Italia. L’incendio, che si è sviluppato in un tombino e in una cabina dell’impianto di alimentazione a Campo di Marte, risulta essere di origine dolosa. «Dai primi accertamenti, il principio d’incendio agli impianti che gestiscono la circolazione dei treni è stato causato da un atto doloso ad opera di ignoti», ha fatto sapere Rfi in una nota.

Ferrovie sotto attacco

Dunque, dopo gli attacchi di questi giorni ai cantieri della Tav di Chiomonte, la rete ferroviaria italiana finisce nuovamente sotto attacco, provocando disagi gravissimi a tutto il Paese. Per ore, dal primo mattino, la circolazione dei treni ad Alta velocità e convenzionale è rimasta sospesa nel nodo di Firenze, causando alla Tav ritardi medi di tre ore e una situazione di caos lungo tutta la tratta da Nord a Sud. Situazione che è proseguita anche dopo la ripresa della circolazione.

Le indagini e i precedenti

Tutto ha avuto inizio alle 5.1o, quando un motorista di un treno merci ha visto del fumo uscire dagli impianti e ha fatto scattare l’allarme. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, Polfer, Digos e polizia scientifica che ha effettuato i rilievi, constatando immediatamente i segni di una manomissione di origine dolosa. Un episodio che non è affatto isolato e che, anzi, ha preoccupanti precedenti, che fanno pensare a un attacco sistematico alla rete ferroviaria italiana: già in passato si sono registrati casi simili sulla stessa linea.

Commenti

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  • gughy 23 luglio 2019

    Mi chiedo perchè tutti i media, e perfino il governo, si ostinino a parlare di “incendio doloso” ciò che è avvenuto sulla linea ferroviaria , quando invece dovrebbe essere definito per quello che è: “un atto terroristico”, un diretto attacco allo Stato. Il fatto positivo che non abbia coinvolto persone è secondario.
    E’ un sabotaggio che ha evidenziato, se ce ne fosse ancora bisogno, la fragilità della security in Italia.
    Non una bomba, o un’operazione complessa, ma qualcuno che a piedi e con mezzo litro di liquido infiammabile, ha bloccato la rete ferroviaria sulla direttrice nord-sud. Se i sabotatori avessero avuto l’esplosivo, e non è escluso che non lo abbiano, avrebbero potuto interrompere anche le autostrade A1 a ovest e l’A14 a est, appena a sud di Bologna e sarebbe stato un vero disastro.
    L’attentato ha evidenziato inoltre la scarsa efficienza dei Servizi, in particolare dell’AISI, depotenziato da una serie di riforme e più impegnato a supportare le richieste della magistratura, che a svolgere l’attività preventiva, che dovrebbe essere la sua unica missione.
    E’ peraltro evidente che la mente del sabotaggio deve essere ricercata tra il personale tecnico di medio o alto livello in servizio, o che è stato in servizio, nelle ferrovie di quell’area perchè tra i pochi a conoscenza dell’importanza strategica nella rete e dell’ubicazione degli spot sabotati.
    Non per essere catastrofisti, ma è facile immaginare che se un sabotaggio di questo tipo avvenisse durante un cataclisma impedendo tempestivi soccorsi ed aiuti o un grande evento, magari di tipo sportivo o religioso internazionale, che prevede spostamenti massivi di persone, sarebbe il caos e inoltre è da non sottovalutare il crollo dell’immagine dell’Italia nel mondo.
    Un’altra carenza che tale sabotaggio ha evidenziato è la assoluta mancanza di infrastrutture di backup della rete ferroviaria

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