Don Vito Corleone avrà la pelle nera. Anche in Sicilia mafia nigeriana all’assalto

venerdì 12 luglio 6:00 - di Francesco Storace

Don Vito Corleone avrà la pelle nera. Perché la mafia nigeriana sta insidiando seriamente quella “tradizionale” persino in Sicilia. Le cosche stanno perdendo la capacità di rendere immune da infiltrazioni il territorio controllato.
La retata di ieri a Palermo, a Ballarò, ha visto finire in galera diversi africani, alcuni con l’accusa di associazione a delinquere. E’ una mafia sottovalutata dalle forze politiche, e invece bisogna stare in guardia. Ci confida la deputata palermitana Carolina Varchi: “Fdi ha chiesto che la commissione antimafia se ne occupasse visto che gli appartenenti alla mafia nigeriana sono pericolosi tanto quanto i nostrani. Ma le altre forze politiche, in preda ai deliri buonisti, negano addirittura che possa esistere una mafia alimentata dall’immigrazione incontrollata”.

La fiaccolata del 19 luglio

Il 19 luglio, a Palermo, ci sarà la tradizionale fiaccolata in onore di Paolo Borsellino. Il tema di quest’anno sarà rappresentato dalla verità e i depistaggi. Ma bisogna fermarsi solo alla vecchia iconografia che parte da Riina e Provenzano fino a Matteo Messina Denaro? Oppure i riflettori devono essere posizionati sul nuovo pericolo? Che è ancora più arrogante quanto a metodi di affiliazione?
Le cronache sono piene dei riti tribali con cui si muove la mafia nigeriana per i nuovi adepti. Se costoro entrano anche a Palermo, c’è da porsi più di una domanda, a partire da quella sul peso attuale di Cosa Nostra. L’esplosione del terrorismo in Italia non contagiò la Sicilia, se non in minima parte. Perché quella mafia dominava il territorio e non voleva “concorrenza” nella lotta tra Stato e AntiStato.
Oggi, bisogna cominciare a porsi dubbi, anche inquietanti. E’ più debole l’attuale organizzazione mafiosa indigena rispetto a quella d’importazione africana? Si può parlare di “alleanza” tra boss siciliani e capitribù criminali? O i nigeriani stanno avendo il sopravvento su Cosa Nostra?
A quanto se ne sa dalle prime sentenze emesse, la mafia  nigeriana sta mutuando l’organizzazione di quella territoriale. E dunque, cerca di imporre con la forza il proprio predominio su determinati territori (quello di Ballarò ne è una testimonianza). Ma anche su affari come lo spaccio di droga e la prostituzione. E pure agli africani è contestata l’associazione di stampo mafioso perché agiscono sotto la spinta e la forza intimidatoria del vincolo associativo.

Cosa Nostra soppiantata?

Per alcuni investigatori, la mafia locale sta cominciando ad essere soppiantata. Dei mandamenti siciliani si sapevano molte cose, ora occorrerà ricominciare da capo. Anche se va detto – nota ancora la Varchi – che nella mafia nigeriana si rilevano i primi casi di pentitismo che hanno consentito alla procura di Palermo di cominciare a ricostruirne gli assetti. Il modello è quello delle indagini che furono determinate dalle confessioni di Tommaso Buscetta).
Il pericolo c’è tutto e non va affatto sottovalutato. E le notizie emerse ieri da Palermo inquietano ancora di più. Perché quella nigeriana è una mafia aggressiva, considerata la più pericolosa e sta occupando spazi sempre più ampi di autonomia nei mercati criminali. Anche in Calabria, anche in Campania, si riscontra una crescita di questo particolare fenomeno delinquenziale. Anche questa nuova mafia può minacciare pure il Nord, come quella “vecchia”. Le connessioni tra le “piovre” – o le loro rischiose rivalità – rischiano di dar vita ad una miscela davvero esplosiva. Guai a chi sottovaluta.

Commenti

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  • Giuseppe Forconi 12 luglio 2019

    Vediamo se la vera e classica mafia siciliana sara’ capace di neutralizzare quella nigeriana, usando i stessi sistemi che hanno sempre usato contro lo Stato.

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