Csm paralizzato. Salvini apre il fronte Giustizia: «L’Anm non può darci lezioni di morale»

mercoledì 3 luglio 15:15 - di Paolo Lami
LA SALA DEL PLENUM DEL CSM

«Io non entro in casa altrui, però con quello che stiamo leggendo sulle spartizioni di poltrone e Procure a cura di qualche magistrato penso che siano gli ultimi che possano dare lezioni di morale a chiunque. Sentire che Salvini è il problema di questo paese mi sembra veramente folle»: nel giorno più complicato per la magistratura – al Csm, praticamente paralizzato, non sanno più che pesci prendere per contenere e gestire in maniera istituzionale il disastro legato al caso Palamara che dilaga di ora in ora – il ministro dell’Interno, Matteo Salvini replica così all’Anm, l’Associazione Nazionale Magistrati, che aveva stamattina accusato il vicepremier leghista di «alimentare un clima di odio e di avversione» contro la magistratura e di voler mettere mano alla «riforma della giustizia» per «selezionare i magistrati in modo che assumano esclusivamente decisioni gradite alla maggioranza politica del momento».

E, d’altra parte, aldilà della recentissima sentenza-scandalo sul caso Sea Watch e su Carola Rackete, è nella stessa cronaca spicciola della politica giudiziaria che si va dipanando in queste ore che si intuisce il grave affanno della magistratura a recuperare il filo della matassa nel tentativo di ricostruirsi una verginità perduta.

Nulla racconta meglio la situazione drammatica che sta vivendo in queste ore la magistratura dei tormentati tentativi del Csm di riprendere il controllo della vicenda.

Alla seduta del Plenum del Csm di questa mattina brillava l’assenza del Procuratore Generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, l’ultimo magistrato, in ordine di tempo, ad essere investito dalla bufera.
Per lui l’Anm, il sindacato delle toghe, aveva proposto ieri al Comitato Direttivo Centrale il deferimento al collegio dei probiviri dopo la pubblicazioni di alcune conversazioni intercettate con il pm Luca Palamara, indagato per corruzione a Perugia.
L’Associazione nazionale magistrati, altro centro di potere e di scambio squassato dalla vicenda, sempre ieri aveva auspicato anche che, in tempi rapidi, venisse fatta chiarezza su tutte le questioni emerse dall’indagine di  Perugia chiedendo un gesto di responsabilità.

Dal canto suo, il vicepresidente del Csm, l’ex-parlamentare del Pd, David Ermini paracadutato sulla poltrona di palazzo dei Marescialli proprio da quanti strillano che fra politica e magistratura non dovrebbe esserci contaminazione, ha formato il collegio che dovrà vagliare la richiesta di ricusazione avanzata dalla difesa del pm romano Luca Palamara nei confronti di Pier Camillo Davigo e Sebastiano Ardita, entrambi membri del collegio disciplinare chiamato a giudicare l’ex-presidente dell’Anm.
I due sono stati ricusati da Palamara perché si sono già espressi sulla vicenda e, quindi, sono incompatibili a giudicare.
Ermini ha indicato i consiglieri togati, Loredana Micchichè, di Magistratura Indipendente  e Giuseppe Cascini, di Area, la corrente di sinistra della magistratura.
Ma Cascini ha già depositato una nuova richiesta di astensione che verrà ora valutata dal vicepresidente Csm. Targato Pd. Ovviamente.

Intanto per domani è in programma un comitato di presidenza del Csm.

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