Che cosa accadrà (di nuovo) il 25 luglio. Ma gli italiani stavolta non staranno fermi

martedì 23 luglio 6:00 - di Francesco Storace

Tutto accadde giovedì. Il giorno prima c’era stata un’accesa seduta al Senato della RepubblicaIl presidente del Consiglio Conte aveva scelto di intervenire solennemente sul caso dei presunti fondi russi alla Lega. Nel silenzio dell’Aula di palazzo Madama, era stato Roberto Calderoli, vicepresidente, a dargli la parola (lo aveva chiesto come un favore personale alla Casellati per guardare il premier).
Conte aveva esordito sorridendo alla sua sinistra, mentre dalla tribuna riservata ai giornalisti c’erano Paolo Mieli ed Eugenio Scalfari che ridacchiavano e annuivano. “Onorevoli colleghi”…e subito un sibilo da un senatore non identificato squarciò il clima, già teso di suo: “Non sei nostro collega, non hai un voto“.

“Non so che dirvi”

Il presidente del Consiglio sbandò ma si riprese subito. La sua informativa durò sessanta secondi, perché  racconto agli attoniti senatori di aver chiesto un appunto scritto a Salvini, senza ricevere alcunché. “Non so che dirvi”, ammise. “Cialtrone“, fu l’esordio del vicepremier leghista dai banchi del suo partito. “Io ti ho messo là e io ti tolgo da là “, tuonò Salvini con una voce che ben rendeva nella diretta televisiva dal Senato. I social erano in fibrillazione, dai telefonini si sentiva addirittura il coro Capitano-Capitano. L’intemerata del ministro dell’interno si concluse – dopo un durissimo discorso sulla slealtà del premier – con l’annuncio delle dimissioni dell’intera delegazione governativa della Lega. Di Maio, paonazzo in viso, ordinò la rinuncia a parlare. I suoi senatori obbedirono. Intervenne solo il capogruppo del Pd, Marcucci, ma nessuno lo ascoltava. L’aula era deserta. In sala stampa erano i giornalisti quelli presi d’assedio. Si affacciò lo stesso Conte: “Salvini è così, stasera ci parliamo e domani tutto è a posto“.
I cronisti ovviamente erano increduli, ma dopo pochi minuti arrivò il dispaccio che rendeva nota la convocazione del consiglio dei ministri per la mattina successiva.

Il popolo non starà fermo

La notte trascorse senza una telefonata tra il premier e i leghisti. Solo Giorgetti chiamò un amico che aveva nei servizi per conoscere le mosse del nemico. Seppe che Conte e Di Maio passeggiavano da ore nel cortile di palazzo Chigi e parlottavano a prova di trojan.
La mattina dopo fu Rocco Casalino a offrire la soluzione al premier. Un ordine del giorno di sostegno al presidente del Consiglio da parte dei ministri per andare avanti, a qualunque costo. I leghisti non si presentarono e il premier telefonò a Zingaretti: “Rimango io o volete Draghi?”. Dipende, gli rispose il segretario del Pd. “Da cosa”, ribatté Conte. E Nicola: “Da chi fa durare di più la legislatura. Sai, devo finire ancora delle cosucce alla regione“. “E allora stai tranquillo, resto io se tu mi voti”, disse il premier e si recò al Quirinale.
Era giovedì. Giovedì 25 luglio. La storia (nella foto sopra Il Gran consiglio del fascismo) si ripropone con i suoi tradimenti, anche se abbiamo raccontato solo un incubo notturno.
Però ci stanno riprovando, seriamente, a cannoneggiare sul nemico sovranista. I poteri forti hanno schierato l’artiglieria pesante col Corriere della Sera a sostegno del nuovo statista del popolo, l’avvocato Conte. Che non è Dino Grandi, ma molto peggio. Ma se davvero pensano di riuscire nell’ennesimo golpe, sappiano che stavolta saranno gli italiani a non restare fermi, Ferragosto o no.

Commenti

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  • Adri 23 luglio 2019

    Purtroppo gli italiani sono diventati delle pappe molle senza nerbo, con la mente obnubilata dal mainstream e dal web, dalla scuola a senso unico, dalla storia raccontata a senso unico. Un esempio per tutti: sere fa la trasmissione di Paolo Mieli sulla storia italiana degli anni di piombo, ovvero anni ’70-’80. L’inizio tragico fu l’attentato di Piazza Fontana a Milano con indagini prima sui gruppi anarchici e relativo interrogatorio finito con la caduta (misteriosa?!?) di Pinelli da parte del commissario Calabresi (era fuori stanza? forse sì, forse no? insinua il dubbio…), l’uccisione di Calabresi da parte di Lotta Continua (…ma sembra in appoggio all’innocenza degli anarchici…), si instaura il clima di terrore perché la destra ha paura dell’avanzata della sinistra. Da lì tutta una serie di attentati: l’Italicus, Bologna, ecc., tutti di matrice dei NAR. Fine della trasmissione!!! Attentati delle Brigate Rosse, di Lotta Continua e altri di matrice rossa in quel periodo, fino al sequestro e assassinio di Moro? Non pervenuti. Questa è la storia che ci propinano in TV e che insegnano nelle scuole. Come se fossero accadute secoli e non ci fosse più nessuno vivente che in quel periodo faceva parte di quella società, Mieli compreso, che si presenta come “storico”.

  • Rosario Benedetti - S.A.N.S.I. tessera 2845 23 luglio 2019

    Interessante la storiella fantasiosa sull’attuale Governo con il paragone di quanto avvenne il 25 Luglio di un lontano passato. Arguta l’esposizione sui “poteri forti” che, a mio avviso, tutti insieme, superano,e di molto, la potenza e la forza della dittatura del ventennio italiano, anche perché quella aveva, comunque, un’asse portante socialista per cui , a parte i ricchi che sempre ci sono stati, il popolo godeva di un generale benessere compreso un livello di sicurezza che, mi pare, non si sia più replicato in futuro; di oggi, meglio non parlarne: siamo al punto in cui si ha paura di andare in giro la sera, senza contare la trepidazione dei genitori nell’attesa dei propri figli che tendono sempre a “fare le ore piccole”, d’altronde si è sempre fatto così da giovani!

  • Ben Frank 23 luglio 2019

    Ma lassamo perde! Gli italiani, come sempre voltagabbana e traditor:, aspetteranno di vedere chi vince, per accodarsi al carro e mangianre la polvere. Nel ’43 c’erano le CC. NN., gli avanguardisti, i balilla, ma per difendere Mussolini non si mosse neppure un figlio della lupa ed oggi, che i più sono solo figli di mign**ta, credete veramente, che qualcuno di loro sarebbe disposto a rischiare il suo c**o? Illusi…

  • Giuseppe Lovergine 23 luglio 2019

    Il più grosso problema in questo momento lo abbiamo con il Presidente Mattarella, il quale si sta dimostrando di non essere imparziale, consigliato dal suo fedelissimo Napolitano, e sta aspettando che caschi questo governo. Lui ha già stabilito ed individuato quali saranno potranno essere i successori ministri “tecnici” (appartenenti alla casta…) del nuovo governo. Sicuramente non farà MAI tornare al voto gli italiani (il vecchio Napolitano disse: “gli italiani sogno ignoranti e non devono andare a votare”…), perché è cosciente che ne verrebbe eletto un altro governo sicuramente di centrodestra formato da LEGA-FDI e FI-Toti. Proprio per questo che la Lega di Matteo Salvini, sta resistendo a questi sprovveduti e inesperti del M5S con le loro ripicche, e non abbandona questo governo giallo-verde.

  • rino 23 luglio 2019

    Gli italiani? Non hanno mai preso iniziative, non sono francesi.

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