Carabiniere ucciso, Elder spedito a Roma dalla famiglia per allontanarlo dagli amici

mercoledì 31 luglio 18:26 - di Redazione
Il luogo dove è stato ucciso il vicebrigadiere dei carabinieri, Mario Cerciello Rega

Abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio: sono queste le ipotesi di reato sulle quali sta lavorando la Procura di Roma in relazione alla foto scattate da un militare dell’Arma in cui si vede lo studente statunitense Chistian Gabriel Natale Hjorth, accusato di concorso nell’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, bendato e ammanettato da un carabiniere, ora indagato, nella caserma di via in Selci.
E anche la Procura Militare, in coordinamento con quella ordinaria di Roma, ha aperto un fascicolo, a carico di ignoti, esclusivamente in relazione alla diffusione della foto di Natale Hjorth, ammanettato e bendato nella caserma dei carabinieri.

Acquisite le tracce biologiche nella stanza d’albergo

Proseguono, intanto, gli accertamenti sull’omicidio di Mario Cerciello Rega.
Questa mattina i carabinieri hanno compiuto un primo sopralluogo, per isolare impronte e tracce biologiche, nella stanza dell’Hotel Meridien, nel quartiere Prati di Roma, dove alloggiavano Elder Finnegan Lee e Natale Christian Hjorth, i due giovani statunitensi in carcere per l’omicidio del vicebrigadiere.
Si tratta di un atto irripetibile per cristallizzare il luogo in cui tra l’altro è stata trovata l’arma del delitto.
Secondo fonti della Procura, gli investigatori, alla presenza dei legali dei due americani e dei consulenti hanno recuperato e isolato tracce biologiche e papillari mentre tutti gli oggetti che erano nella stanza – che resta sotto sequestro – e nelle valigie, sono già in mano degli investigatori.

Sotto esame le presenze e i turni dei carabinieri della stazione Farnese

Fra gli atti acquisiti dalla Procura di Roma in relazione all’indagine sull’omicidio di Mario Cerciello Rega c’è, anche, l’elenco dei turni delle presenze in servizio della Stazione Farnese.
L’obiettivo degli inquirenti è confermare la presenza in servizio di Cerciello e del collega Andrea Varriale nel turno da mezzanotte alle 6 del 26 luglio scorso quando il vicebrigadiere venne accoltellato a morte da due americani.

La famiglia di Elder: il viaggio in Italia per allontanarlo dagli amici

Destano, intanto, sconcerto le parole dei familiari di  Elder Finnegan Lee che sembrano consegnare una verità diversa sul personaggio rispetto a quanto sostenuto finora.
Il San Francisco Chronicle qualche giorno fa aveva ricostruito, spulciando negli archivi, una vecchia vicenda del 2016, quindi tre anni fa, quando Elder Finnegan Lee, all’epoca sedicenne, avrebbe fatto finire all’ospedale, con gravissime ferite – c’è chi parla addirittura di coma – un coetaneo dopo una violenta rissa in un parco cittadino.
L’avvocato Roberto Capra, difensore di Finnegan Lee Elder, sostiene che il suo assistito «non ha precedenti penali». «Lo abbiamo visto questa mattina – ha aggiunto Capra – è provato».
I vicini di casa, intervistati, assicurano che il ragazzo non è mai stato, assolutamente un violento. Ma, ora, i familiari di Elder hanno confessato all’emittente Abc7 di aver organizzato il viaggio di Finnegan da solo in Italia, proprio sperando di allontanarlo dalla sua cerchia di amici.
Una confessione che fa immaginare vi fossero alcuni problemi nelle relazioni di amicizia che Elder Finnegan Lee aveva intessuto a San Francisco. Che genere di problemi c’erano?
I genitori di Elder hanno poi prenotato una stanza, per una notte, al lussuoso Hotel Meridien a Roma, in maniera che l’omicida del vicebrigadiere potesse incontrare il suo amico ed ex-compagno di scuola, Gabe Natale, nella Capitale già da qualche giorno per vedere suo nonno, che vive fuori città.

Il padre dell’omicida, Ethan Elder, è sbarcato all’aeroporto di Fiumicino stamattina, per visitare il figlio, detenuto a Regina Coeli, accompagnato da un ex-legale d’ufficio proveniente da San Francisco: avrebbe dovuto rilasciare dichiarazioni pubbliche all’arrivo ma, a quanto pare, avrebbe cambiato idea, come riferisce Dan Noyes, giornalista dell’emittente Abc7 News.

Brugiatelli: sapevano dove abitavo, temevo che venissero a casa

Nel frattempo l’avvocato Andrea Volpini, legale di fiducia di Sergio Brugiatelli, l’uomo che ha avvisato i carabinieri nella notte tra il 25 e il 26 luglio scorso per denunciare di aver subito il furto dello zaino da parte dei due americani Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth, sostiene che il suo assistito «non ricorda di aver detto, subito dopo l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, che gli aggressori fossero maghrebini».
«L’unica cosa che ha detto in quel momento, in cui per altro era sotto choc per quanto accaduto – dice l’avvocato Volpini – è che si trattava di persone con accento straniero», annunciando inoltre che il suo assistito intende costituirsi parte civile come persona offesa, per il furto subito e la tentata estorsione.

Non sono né un intermediario di pusher né un informatore delle forze dell’ordine

«Non sono un intermediario di pusher né, tanto meno, un informatore delle forze dell’ordine – assicura, attraverso il suo legale di fiducia, Sergio Brugiatelli – Se dopo il furto subìto ho chiamato il 112, senza aspettare l’indomani per sporgere denuncia – spiega l’uomo – come mi era stato
in un primo momento consigliato dai carabinieri, è stato perché ho avuto paura».

«Quando ho chiamato il mio numero di cellulare – ricostruisce Brugiatelli – chi ha risposto non ha solo preteso denaro e droga per riconsegnare le mie cose. Mi hanno minacciato, dicendo che sapevano dove abitavo e sarebbero venuti a cercarmi. Nel borsello rubato, oltre al documento d’identità, c’erano anche le chiavi della casa dove vivo con mio padre, che è molto malato, mia sorella e mio nipote».

«Ho avuto paura che potessero far del male a me e soprattutto a loro – giura Brugiatelli – e, per questo, ho chiesto aiuto al 112. Le stesse minacce che avevano rivolto a me, sono state ripetute poco dopo, quando, con il telefono in viva voce, ho richiamato di fronte ai carabinieri il mio numero di cellulare».

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